Cosa prevede il Piano casa del governo Meloni

Centomila nuove abitazioni a prezzi calmierati nei prossimi dieci anni, riqualificazione di 60 mila appartamenti già esistenti, ma inagibili, procedure urbanistiche semplificate e commissari ad hoc. Ecco i punti principali

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30 APR 26
Ultimo aggiornamento: 04:41 PM
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Foto Ansa

Centomila nuove abitazioni e riqualificazione di appartamenti già esistenti. Il Piano casa che il Consiglio dei ministri ha varato si pone due obiettivi principali: realizzare, come ha più volte annunciato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, almeno 100 mila nuovi alloggi tra edilizia popolare e nuove abitazioni a prezzi calmierati nei prossimi dieci anni e riqualificare e ristrutturare circa 60 mila immobili attualmente inagibili. Inoltre sono previsti interventi per l'edilizia sociale rivolti in maniera prioritaria a studenti e anziani e iniziative di affordable housing, operazioni immobiliari pensate per chi ha un reddito troppo alto per le case popolari, ma non abbastanza per i prezzi di mercato. Il piano dell'esecutivo, a cui hanno lavorato insieme Palazzo Chigi, Matteo Salvini, ministro dei Trasporti, e Tommaso Foti, titolare degli Affari europei e delle Politiche di coesione, - proprio perché l'intenzione del governo è quella di agganciarsi al Piano casa europeo annunciato dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen - prevede anche l'introduzione di misure per semplificare le procedure urbanistiche, con deroghe all'approvazione preventiva dei piani attuativi per i progetti, e accelerare gli sfratti morosi, soprattutto nelle case popolari occupate abusivamente, che a oggi sono oltre 20 mila su 800 mila in tutta Italia.
A poche ore dal Consiglio dei ministri, la commissaria per la Concorrenza Teresa Ribera aveva incontrato a Bruxelles i sindaci delle principali capitali europee, tra cui il primo cittadino di Roma Roberto Gualtieri, sul tema dell'housing: "L'edilizia abitativa è diventata una delle principali preoccupazioni per molti europei ed è nostra responsabilità comune affrontare questo problema e trovare delle soluzioni. L'obiettivo generale è garantire che il diritto a un alloggio a prezzi accessibili sia pienamente rispettato in tutta l'Unione Europea", ha detto la Vicepresidente esecutiva della Commissione.
Per gestire la parte amministrativa per quegli investimenti che superano il miliardo di euro saranno istituiti dei commissari ad hoc, figure pensate per evitare blocchi e inciampi giudiziari e dotate di poteri “straordinari”, sul modello del Ponte Morandi di Genova. Sul punto, parlando al Foglio, il presidente di Confindustria-Assoimmobiliare Davide Albertini Petroni aveva detto: “Abbiamo in Italia un sistema di regole urbanistiche che è superato, oltre che farraginoso e disomogeneo. Così, è evidente che per realizzare decine di migliaia di abitazioni in tutta Italia occorre mettere in moto una macchina amministrativa che funzioni con regole che non possono essere messe in discussione”. 
Per l'edilizia residenziale pubblica sono stati già stanziati nel Documento di finanza pubblica 970 milioni di euro per la riqualificazione delle abitazioni inagibili. Le risorse a disposizione sono pari a 1,7 miliardi di euro più un massimo di 4,8 miliardi previsti nei programmi di rigenerazione urbana. In verità il costo stimato per le 100 mila nuove unità sarebbe di almeno 10-12 miliardi - l'economista Carlo Cottarelli, intervistato dal Foglio, invece aveva parlato di 25 miliardi - ma il governo dovrebbe superare questo scoglio separando la necessità di offrire soluzioni abitative dignitose a chi non ha mezzi sufficienti da quella di aumentare l’offerta di appartamenti a prezzi abbordabili per la classe lavoratrice delle grandi città. E’ qui è nata l’idea di provare a estendere su scala nazionale il modello pubblico-privato già sperimentato a Milano. In pratica, il prezzo di affitto dei nuovi alloggi non dovrebbe superare un terzo del reddito del nucleo familiare offrendo al contempo un rendimento agli investitori e un canone calmierato agli inquilini.
Il modello studiato dal governo prevede quindi il ruolo di regista pubblico per la Cassa depositi e prestiti, mentre a fare da polmone finanziario c’è il grande fondo di investimento arabo Mubadala col quale Cdp ha già alcune partnership. In questo schema si inquadra la raccolta di ulteriori risorse private che è stata indirizzata sia agli investitori nazionali sia ai fondi stranieri.