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Piano casa al rush finale. Anche Poste Vita tra gli investitori
Dall’edilizia pubblica agli affitti accessibili, il progetto punta su capitali privati e riforme urbanistiche: obiettivo aumentare l’offerta senza gravare sui conti pubblici. Il governo cerca fondi per 100 mila alloggi
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29 APR 26

Vola verso il rush finale la raccolta di capitali messa in piedi dall’ex numero uno di Hines Italia, Mario Abbadessa, per integrare finanziariamente il Piano casa del governo Meloni che promette di realizzare 100 mila alloggi in 10 anni. “Il Piano partirà entro questa settimana e ci sarà un decreto prima del 1° maggio”, ha detto ieri la premier confermando l’intenzione di arrivare alla festa dei lavoratori con un grande annuncio. Come già anticipato dal Foglio, il programma messo a punto dal governo si divide in due tronconi, uno dedicato all’edilizia residenziale pubblica e l’altro a quella privata a prezzi calmierati. E’ su quest’ultimo fronte che sta andando avanti il “funding” di Abbadessa tra i suoi contatti internazionali. Ma mentre sui nomi dei fondi esteri che stanno valutando di partecipare c’è ancora grande riserbo, qualche indiscrezione affiora sul coinvolgimento di investitori istituzionali nazionali. Secondo fonti finanziarie, avrebbero già aderito Poste Vita, la compagnia assicurativa controllata da Poste italiane, e le casse di previdenza Enasarco ed Enpam, le quali potrebbero apportare nell’operazione anche i propri patrimoni immobiliari residenziali. Il modello studiato dal governo prevede il ruolo di regista pubblico per la Cassa depositi e prestiti, mentre a fare da polmone finanziario c’è il grande fondo di investimento arabo Mubadala col quale Cdp ha già in essere alcune partnership. In questo schema si inquadra la raccolta di ulteriori risorse private che è stata indirizzata sia agli investitori nazionali sia ai fondi stranieri. Finora, Palazzo Chigi ha tenuto le carte coperte su questa parte dell’operazione rendendo più visibile il piano rivolto a creare un mix di edilizia residenziale pubblica (Erp) e di Edilizia residenziale sociale con uno stanziamento di circa un miliardo di euro, che basterà a malapena al recupero di una quota di alloggi già esistenti e sfitti che si trovano all’interno del patrimonio pubblico, circa 60 mila. Il nodo di dove trovare le ingenti risorse che occorrono per sostenere un ampio intervento per la casa in Italia – il costo stimato per 100 mila unità è di almeno 10-12 miliardi – è stato sciolto dal governo separando la necessità di offrire soluzioni abitative dignitose a chi non ha mezzi sufficienti (case popolari) da quella di aumentare l’offerta di appartamenti a prezzi abbordabili per la classe lavoratrice delle grandi città. E’ qui è nata l’idea di provare ad estendere su scala nazionale il modello pubblico-privato già sperimentato a Milano anche da Hines quando alla guida c’era Abbadessa. In pratica, il prezzo di affitto dei nuovi alloggi non dovrebbe superare un terzo del reddito del nucleo familiare offrendo al contempo un rendimento agli investitori e un canone calmierato agli inquilini. Per il resto, il piano del governo punta ad andare incontro a diverse esigenze, comprese quelle di studenti e anziani, ma soprattutto prevede una serie di novità pensate per accelerare e semplificare le procedure urbanistiche e gli sfratti dei morosi. A gestire la parte amministrativa ci saranno dei commissari ad hoc, la cui figura sarà istituita con il decreto in arrivo nel Consiglio dei ministri del 30 aprile. Sarà un piano ricco di sorprese, a quanto si vocifera.