Economia
Patrimoniale Usa •
Il cofondatore di Google Sergei Brin contro la tassa sui miliardari in California
La proposta di tassa del 5 per cento sui patrimoni oltre il miliardo divide lo stato: Brin guida il fronte contrario, Sanders e Khanna spingono per estenderla a livello nazionale
29 APR 26

Il cofondatore di Google Sergei Brin (foto Ansa)
Il cofondatore di Google, il miliardario di origine russa Sergei Brin, negli anni ha fatto donazioni per varie cause progressiste: la rielezione di Barack Obama, la difesa dei matrimoni omosessuali in California, cause ambientali. Ha definito offensiva l’elezione di Donald Trump nel 2016 e ha protestato contro il divieto di accesso nel paese ai cittadini di alcuni stati a maggioranza musulmana. Durante una cena tenutasi l’anno scorso, però, avrebbe avvicinato il governatore della California, il democratico Gavin Newsom, ammettendo di “non poter sopportare la tassa sui miliardari”, di cui si sta discutendo nello stato e alla quale lo stesso Newsom è contrario. Da quel momento ha donato 57 milioni di dollari a Building a Better California, organizzazione no profit che si dichiara contraria a “nuove tasse sulla proprietà e gli asset personali” e ha mobilitato una rete di miliardari del settore tecnologico per combatterla. Intervistato dal New York Times, ha affermato di essere scappato dal socialismo insieme alla famiglia nel 1979, di conoscere il regime devastante e oppressivo dell’Unione Sovietica e di non volere che la California finisca così.
L’idea della tassa è di un’organizzazione sindacale, la Service Employees International Union-United Healthcare Workers West, che rappresenta i lavoratori del settore sanitario, principalmente dipendenti di ospedali privati, tra cui cuochi e personale che si occupa di pulizie. Il gruppo ha scritto una legge di iniziativa popolare, il “2026 Billionaire Tax Act”, e ha ottenuto un milione e mezzo di firme, quasi il doppio delle 875 mila necessarie perché la legge possa essere votata dai cittadini in un referendum. Secondo il progetto, i californiani con un patrimonio netto superiore a 1,1 miliardi di dollari dovranno pagare una tassa una tantum equivalente al 5 per cento dei loro asset: l’imposta si applicherebbe retroattivamente a tutti i cittadini che risiedevano in California il 1 gennaio 2026 e il pagamento sarebbe dilazionabile in cinque anni a partire dal 2027. Secondo l’organizzazione, nello stato ci sarebbero circa 200 persone che soddisfano le condizioni di pagamento: un’esponente del sindacato, Mayra Castaneda, ha affermato che “la proposta è ragionevole e necessaria, e solo un piccolo gruppo dei miliardari più controversi cerca di fermarci”.
L’imposta viene definita necessaria per far fronte ai tagli di Medicaid e dell’Obamacare firmati l’anno scorso dall’Amministrazione Trump: per questo, i soldi ottenuti dovrebbero essere spesi al 90 per cento in sanità, e il resto in assistenza alimentare e istruzione. Secondo un sondaggio di Politico, i sostenitori della tassa sarebbero in vantaggio 50 punti a 28. Nonostante questo, secondo i fautori del sondaggio i numeri potrebbero assottigliarsi non appena inizierà una forte campagna contraria all’imposta: questa potrà contare sia sui soldi dei miliardari contrari alla tassa sia sulle divisioni interne al Partito democratico. A favore dell’imposta sono il deputato democratico Ro Khanna e soprattutto il senatore indipendente del Vermont, già candidato due volte alle primarie democratiche, Bernie Sanders, che ha affermato che “i più ricchi cittadini americani devono pagare la giusta quota di tasse”. I due hanno depositato una proposta di legge per portare l’imposta su scala nazionale.
Contrario, invece, è proprio il governatore della California Gavin Newsom: il dipartimento delle Finanze dello stato, che fa capo al governatore, ha sì evidenziato che la misura porterebbe decine di miliardi di dollari allo stato, ma anche che potrebbe far perdere centinaia di milioni di dollari di gettito fiscale se i miliardari decidessero di abbandonare la California, spostando la residenza in stati con una pressione fiscale inferiore. E’ ciò che ha già fatto Sergei Brin, che ha spostato la sua residenza in Nevada, e che potrebbero fare altri pur di non pagare l’imposta. Newsom è contrario a tasse sulla ricchezza a livello statale e non federale, ha affermato di voler fare tutto il possibile “per proteggere lo stato”, reiterando che “la proposta di una nuova tassa verrà sconfitta”.
In questa sfida, ha raggiunto il numero legale di firme anche una proposta, il Transparency Act, che ha ottenuto 19 milioni di dollari proprio da Building a Better California. La misura contiene all’interno un comma che renderebbe nulla la tassa sui miliardari. Dato che dovrebbero riuscire a essere presenti sulla scheda a novembre, in caso dovessero passare entrambe, diventerebbe legge quella che ha ottenuto il maggior numero di sì.
In questa sfida, ha raggiunto il numero legale di firme anche una proposta, il Transparency Act, che ha ottenuto 19 milioni di dollari proprio da Building a Better California. La misura contiene all’interno un comma che renderebbe nulla la tassa sui miliardari. Dato che dovrebbero riuscire a essere presenti sulla scheda a novembre, in caso dovessero passare entrambe, diventerebbe legge quella che ha ottenuto il maggior numero di sì.



