I numeri falsi usati da Schlein per attaccare Meloni su Sanità e Difesa

La segretaria del Pd dice al País che la spesa sanitaria è stata tagliata dalla premier al 5,9% del pil, ma in realtà è al 6,3% e salirà al 6,4% nel 2026. Poi aggiunge: "L’unica voce di spesa che è aumentata è quella militare" ma per l'Italia si tratta di riclassificazioni contabili per i target Nato, mentre la Spagna di Sánchez ha aumentato le spese militari del 50% in un anno
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28 APR 26
Ultimo aggiornamento: 01:03 PM
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L’ultima volta che ha incontrato la stampa estera, a marzo, Elly Schlein aveva lanciato la sua proposta di spendere 3 miliardi di euro per assumere medici e infermieri coprendo il costo con il taglio del bonus per le caldaie a gas. Non sapeva, la segretaria del Pd, che quel bonus non esiste ormai da un pezzo: l’ha già abolito il governo Meloni nel 2024. Non è andata meglio questa volta.
Intervistata domenica dal País, il principale quotidiano progressista spagnolo, Elly Schlein è tornata a parlare del governo Meloni con la stampa estera fornendo dei numeri falsi sull’economia e sulla finanza pubblica, in particolare su sanità e difesa.
A una domanda sulla buona immagine di Giorgia Meloni all’estero, Schlein risponde che la spiegazione risiede nella politica estera (conferma del posizionamento internazionale dell’Italia e sostegno all’Ucraina) e nella politica di bilancio (mantenimento dei conti in ordine) ma – aggiunge Schlein – a questo corrisponde un fallimento economico interno per il declino della produzione industriale, i salari bassi, la crescita zero e la riduzione dei servizi. “Da quando si è insediata, la spesa sanitaria in rapporto al pil è scesa al 5,9 per cento, al di sotto della soglia critica del 6 per cento fissata dall’Oms – dice la segretaria del Pd al País –. L’unica voce di spesa che è aumentata, e continuerà ad aumentare, è quella militare”.
Le considerazioni politiche della segretaria del Pd sono legittime, ma il problema è che i numeri sono falsi. Punto primo: non è affatto vero che la spesa sanitaria sia scesa al 5,9 per cento del pil. Secondo i dati consolidati del Dfp nel 2025 la spesa sanitaria è stata pari al 6,3 per cento del pil (141,5 miliardi di euro), quindi circa 8 miliardi in più del 5,9 per cento di cui parla Schlein. Per giunta, secondo il quadro a legislazione vigente, la spesa sanitaria è destinata ad aumentare di altri 7 miliardi quest’anno portandosi al 6,4 per cento del pil (148,5 miliardi).
Da dove salta quindi fuori il 5,9 per cento citato da Schlein? L’unica spiegazione possibile è che la segretaria abbia fatto confusione, non si sa se per dolo o per colpa, con il fabbisogno sanitario standard che, in alcuni documenti, ad esempio della Corte dei conti o dell’Ufficio parlamentare di bilancio, viene in effetti indicato al 5,9 per cento del pil. Ma ci sono due problemi. Il primo, fondamentale, è che il fabbisogno del Ssn non corrisponde alla spesa sanitaria: l’indicatore da considerare è la spesa sanitaria corrente di contabilità nazionale, che è appunto al 6,3-6,4 per cento. Il fabbisogno è una sorta di programmazione (quanto si pensa di spendere), la spesa di contabilità nazionale è una sorta di rendicontazione (quanto si è effettivamente speso): in passato questi due indicatori tendevano a coincidere, da dopo il Covid c’è stata una divaricazione per vari motivi (tra cui il fatto che ci siano varie forme di finanziamento ulteriori rispetto al Fondo del Ssn). In ogni caso, è noto ed evidente a tutti – a partire da Corte dei conti e Upb fino ad arrivare a Rgs e Istat – che la “spesa sanitaria” sia la spesa corrente di contabilità nazionale. Il secondo problema è che sia la Corte dei conti sia l’Upb indicano la discesa del fabbisogno del Ssn dal 6,1 al 5,9 per cento nel 2028. In sostanza Schlein, nel fornire il dato sbagliato, ha indicato anche la data sbagliata: non nel 2025 ma tre anni dopo.
La segretaria del Pd aggiunge che “l’unica voce di spesa che è aumentata è quella militare”. Anche in questo caso confonde un dato contabile con uno reale. Il governo Meloni, infatti, ha mantenuto finora costante la spesa per la Difesa attorno all’1,5 per cento del pil: solo nell’ultimo anno, il 2025, il dato ha fatto un balzo al 2 per cento raggiungendo così il tanto agognato target Nato. Un balzo enorme di 12,5 miliardi in un solo anno. Ma, come tutti sanno, si è trattato solo di un artificio contabile: il governo ha riclassificato alcune voci di spesa esistenti (tra cui le pensioni dei militari) per gonfiare il bilancio della Difesa ai fini Nato, ma senza davvero incrementare le spese militari. Dove, invece, c’è stato un aumento reale delle spese militari è proprio nella Spagna di Pedro Sánchez, che Schlein indica come modello “pacifista” e di dissenso alle richieste di Trump di contribuire maggiormente alla Nato: nel 2025 Madrid ha aumentato le spese militari a 34 miliardi, +50 per cento in un anno, entrando per la prima volta tra i 15 paesi con il bilancio militare più grande al mondo e superando, per la prima volta dopo 30 anni, la soglia minima del 2 per cento del pil chiesta dalla Nato.
Questo dicono i numeri veri, ma Schlein preferisce usare quelli falsi: si adattano alla sua narrazione.