•
Niente tagli lineari alle accise ma interventi mirati. Parla Sergio Lo Monte (Unatras)
La decurtazione del balzello sui carburanti è costosa e penalizza gli autotrasportatori. Le imprese denunciano costi per i consumatori molto superiori agli adeguamenti tariffari e chiedono credito d'imposta, sospensione dei versamenti fiscali e previdenziali per combattere il caro gasolio
di
27 APR 26
Ultimo aggiornamento: 07:24 PM

(foto EPA/WOJTEK JARGILO)
Il governo dovrà scegliere. Non se intervenire, ma come. Perché nella crisi dei carburanti che sta vivendo l’Italia non esistono più misure neutre: ogni euro speso favorisce qualcuno e penalizza qualcun altro. E il settore dell’autotrasporto chiede interventi mirati rispetto alle misure generalizzate adottate finora.
Il confronto tra il governo e le imprese del settore si concentra sui provvedimenti da adottare alla scadenza della proroga del taglio delle accise previsto per il primo maggio. L’intervento, introdotto per contenere i prezzi alla pompa, ha prodotto effetti diversi su consumatori e operatori professionali. Un nodo riguarda il meccanismo delle imposte sul gasolio. Le imprese di autotrasporto con veicoli più recenti (Euro 5 ed Euro 6) beneficiavano, già prima della crisi legata alla chiusura dello Stretto di Hormuz, di un rimborso trimestrale che consente di recuperare parte delle accise pagate. Con il taglio generalizzato del balzello deciso dal governo, quella base di calcolo si riduce. Di conseguenza cala anche il rimborso. Il risultato è che le imprese che più avevano investito per ammodernarsi perdono un beneficio, mentre il prezzo del gasolio resta comunque elevato perché determinato dai mercati internazionali.
Il confronto tra il governo e le imprese del settore si concentra sui provvedimenti da adottare alla scadenza della proroga del taglio delle accise previsto per il primo maggio. L’intervento, introdotto per contenere i prezzi alla pompa, ha prodotto effetti diversi su consumatori e operatori professionali. Un nodo riguarda il meccanismo delle imposte sul gasolio. Le imprese di autotrasporto con veicoli più recenti (Euro 5 ed Euro 6) beneficiavano, già prima della crisi legata alla chiusura dello Stretto di Hormuz, di un rimborso trimestrale che consente di recuperare parte delle accise pagate. Con il taglio generalizzato del balzello deciso dal governo, quella base di calcolo si riduce. Di conseguenza cala anche il rimborso. Il risultato è che le imprese che più avevano investito per ammodernarsi perdono un beneficio, mentre il prezzo del gasolio resta comunque elevato perché determinato dai mercati internazionali.
“È il danno oltre alla beffa”, sintetizza Sergio Lo Monte, segretario di Unatras, l'organismo unitario che rappresenta oltre il 90 per cento delle imprese italiane del settore. “Il trasportatore non vede un miglioramento sostanziale sul costo del gasolio, che resta sopra i 2 euro, ma allo stesso tempo viene meno un’agevolazione fiscale importante”.
Da qui la richiesta di interventi più mirati. In primo luogo un credito d’imposta che compensi la crescita del prezzo dei carburanti: la stima avanzata dalle associazioni è di circa 500 milioni di euro a trimestre per garantirne la copertura. “Noi chiediamo esclusivamente che ciò che perdiamo con l’agevolazione trimestrale si possa recuperare sotto altra forma”. Accanto a questo, gli autotrasportatori rappresentati da Unatras vogliono "misure per sostenere la liquidità, come la sospensione temporanea dei versamenti fiscali e previdenziali, già adottata durante la fase pandemica". L'associazione esprime invece riserve sui tagli generalizzati. “Non si tratta di una misura di equità fiscale”, afferma Lo Monte riferendosi alla riduzione delle accise, che a suo avviso non distingue tra consumatori e imprese e comporta un costo elevato per la finanza pubblica senza incidere in modo mirato sui soggetti più esposti. A fronte di un onere significativo per l’erario, il beneficio per gli automobilisti resta limitato, nell’ordine di 20 euro al mese, mentre sul pieno di un veicolo pesante l’effetto è minimo.
Seguendo questa impostazione, sarebbe forse più efficace differenziare gli interventi tra carburanti. Il gasolio resta il nodo più critico, mentre la benzina si colloca intorno a 1,7 euro al litro, livelli più vicini al periodo pre-crisi. Concentrare le risorse sul diesel consentirebbe di risparmiare fino a un quarto delle risorse stanziate. Il tema si intreccia con quello dell’inflazione. Secondo le imprese del settore, l’aumento dei costi del trasporto non si traduce automaticamente in un incremento equivalente dei prezzi finali. “Chi riesce a ottenere un adeguamento tariffario si ferma al 5-6 per cento”, spiega Lo Monte. “Ma i prezzi al consumo aumentano del 20 o del 30 per cento”. Un dato che, secondo Unatras, indica come le dinamiche inflattive non siano riconducibili esclusivamente al trasporto, ma coinvolgano l’intera filiera che, attraverso i vari passaggi, moltiplica il prezzo per il consumatore finale.
Le associazioni di categoria hanno già incontrato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e saranno nuovamente ricevute entro il 10 maggio a Palazzo Chigi. Nel frattempo è stato per ora confermato il fermo nazionale dei servizi di autotrasporto dal 25 al 29 maggio. La difficoltà segnalata dalle imprese non riguarda solo il livello dei prezzi, ma anche la tenuta economica complessiva del settore. L’aumento del costo del gasolio, spiegano, si è scaricato quasi interamente sui bilanci aziendali, perché solo in parte viene riconosciuto dai committenti. “Quasi sempre non si riesce a recuperare questi extra costi”, osserva Lo Monte, sottolineando come le imprese abbiano progressivamente eroso le proprie riserve di liquidità.