Unicredit sale a sorpresa in Generali e fa crescere l’attesa per le possibili contro mosse di Intesa (e del Mef)

A forza di ripetere che Unicredit “è concentrata sulla Germania” uno finisce quasi per crederci. Invece il ceo Andrea Orcel continua a spiazzare tutti e torna sulla scena italiana rafforzandosi nel gruppo assicurativo guidato da Philippe Donnet

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24 APR 26
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Andrea Orcel. Foto LaPresse

Unicredit si è presentata all’assemblea di Generali di ieri con una partecipazione dell’8,7 per cento, cioè di due punti superiore rispetto a quella che la banca aveva pubblicamente accreditato negli ultimi mesi. A forza di ripetere che Unicredit “è concentrata sulla Germania” uno finisce quasi per crederci. Invece il ceo Andrea Orcel continua a spiazzare tutti e torna sulla scena italiana rafforzandosi nel gruppo assicurativo guidato da Philippe Donnet. “E’ una partecipazione finanziaria”, hanno spiegato fonti di Unicredit.
Ma si fa fatica a pensare che Orcel guardi esclusivamente ai rendimenti, benché quest’anno incasserà 216 milioni di euro sugli oltre 2 miliardi di cedole che saranno distribuite dal Leone agli azionisti in base ai risultati del bilancio 2025 (248 milioni andranno a Delfin, 327 a Mediobanca e 155 a Caltagirone). Sembra, piuttosto, una mossa finalizzata a costruire un solido presidio in una delle maggiori compagnie assicurative europee il cui presidente, Andrea Sironi, ha detto, in un’intervista al Corriere della Sera, di condividere in pieno l’agenda Draghi-Letta rendendo così esplicito un posizionamento strategico che, su alcuni punti, dopo le giravolte su Natixis, è simile a quello di Orcel, che ha trasformato la conquista di Commerzbank in un test per la costruzione dell’unione finanziaria europea. Unicredit è diventato il terzo socio di Generali dopo Mediobanca e Delfin (Caltagirone il quarto) in neanche un anno e per di più attraverso un’altalena di acquisti e vendite di azioni e derivati. Un’operazione da perfetto raider. Tutto questo per un posto al sole a Trieste? Può darsi. Ma può darsi anche che in prospettiva Orcel intenda giocare una partita più strategica se Delfin dovesse dismettere parte o tutta la partecipazione in Generali per favorire il riassetto degli eredi Del Vecchio all’interno della holding.
Ambienti vicini al mondo Delfin, assicurano che Francesco Milleri è contrario alla vendita delle partecipazioni finanziarie e bancarie della holding e che, anzi, l’imprenditore-manager è deciso a non mollare la partita del Leone come quella di Mps in cui ha favorito il ritorno di Luigi Lovaglio al timone (si vedrà). E’ altresì vero che, parallelamente, è in corso una trattativa con un pool di istituti di credito per un finanziamento di 10 miliardi a Leonardo Del Vecchio jr, il quale punta a diventare il maggior socio di Delfin e che le risorse che la società ha in cassa, le garanzie e i pegni sulle azioni potrebbero non bastare per ottenere dalle banche tanta liquidità garantendo la restituzione di capitale. La cessione di pacchetti di quote Delfin in banche e assicurazioni potrebbe, insomma, facilitare l’operazione in grado di garantire un percorso autonomo agli eredi Del Vecchio. In questo caso qual è il soggetto che potrebbe subentrare in tutto o in parte a Delfin? Unicredit è una delle tre banche che stanno trattando il maxi prestito a Leonardo Jr (insieme con le francesi Bnp Parisbas e Crédit Agricole) e automaticamente diventa l’indiziata numero uno anche in virtù dei rapporti storici che l’istituto ha con il gruppo fondato dallo scomparso Leonardo Del Vecchio (oltretutto Delfin è anche azionista di Unicredit). Si vedrà. Intanto, c’è un altro grande socio di Generali, anzi il più grande, che in un futuro non troppo lontano potrebbe disfarsi della sua partecipazione ed è Mps-Mediobanca, che detiene il 13 per cento. L’ad Luigi Lovaglio dovrebbe portare a termine la fusione entro l’anno ma non si può escludere che contestualmente metta mano allo scottante dossier della vendita della quota (non sarà facile).
E qui c’è chi è pronto a scommettere che il Mef guidato da Giancarlo Giorgetti, che di Mps è ancora socio con una quota inferiore al 5 per cento, torni a far sentire la sua influenza. Non è un mistero che i rapporti con Unicredit non siano idilliaci, anche se proprio l’altro giorno il ministro ha offerto a Orcel una mezza sponda per la scalata a Commerzbank (quando lo ha fatto, però, non sapeva della salita in Generali…). E’ plausibile che potrebbe avallare l’ingresso di qualcun altro nell’azionariato di Trieste al posto di Mps-Mediobanca e che lo faccia tenendo fede a quelle che sono le sue origini milanesi e i suoi buoni rapporti con il mondo delle fondazioni bancarie. Il soggetto a cui starebbe pensando, secondo rumor che circolano in ambienti finanziari, è Intesa Sanpaolo benché il ceo, Carlo Messina, abbia sempre detto di volersi tenere alla larga dal caos del risiko e avviato un piano di crescita endogena a livello europeo. Si tratta di un’ipotesi, naturalmente, ma che appare sensata anche alla luce del fatto che Intesa non avrebbe nel settore assicurativo i vincoli antitrust che la limitano nel settore bancario domestico. Se tutta la partita Generali finisse con un testa a testa tra due grandi banche come Unicredit e Intesa Sanpaolo, o con una pacifica convivenza, con Delfin e Caltagirone come soci imprenditoriali, sarebbe tutto sommato un epilogo fisiologico. A proposito di testa a testa, da ieri si registra il “sorpasso” in Borsa di Intesa su Unicredit dopo mesi in cui Orcel ha guidato la classifica delle banche più capitalizzate.