Le bordate di Andrea Orcel

I passi in Germania, il rapporto con gli eredi Del Vecchio in Italia. Il nuovo risiko passa dalle mani dell'ad di Unicredit

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21 APR 26
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Andrea Orcel, ceo di Unicredit (foto ANSA/FABIO FRUSTACI)

Andrea Orcel ha una caratteristica. Ogni tanto si alza e dice esattamente quello che pensa. E’ forse il banchiere che più di tutti approfitta degli incontri con gli analisti e con la comunità finanziaria per fornire aggiornamenti sulla sua strategia, che a volte sa essere particolarmente muscolare. Come ieri, che in una call convocata di buon mattino ha criticato duramente Commerzbank – la terza banca tedesca che sta cercando da un anno e mezzo di conquistare – per come viene gestita. Orcel ha detto sostanzialmente che è una banca debole (“caratterizzata da performance operative costantemente sotto la media”), che necessita di una ristrutturazione fondamentale (“altrimenti rimarrà sempre più indietro in un mondo in continua evoluzione”) e che l’aggregazione con Unicredit è praticamente l’unica strada che potrà assicurarle un futuro stabile. E’ andato giù duro ricordando le crisi passate della banca. “Quella di Commerzbank è una storia di underperformance.
La crescita è stata debole e gli investimenti per la trasformazione sono stati limitati”, ha detto il ceo di Unicredit impartendo una lezione su come si amministra una banca che i tedeschi non digeriranno tanto facilmente anche perché Orcel è entrato in questioni sensibili e affondato il dito nella piaga asserendo che Commerzbank oggi dà eccessiva importanza alla crescita fuori dai suoi mercati “core” di Germania e Polonia ed è troppo dipendente da “scommesse rischiose”. Di cosa si tratta esattamente? Di prestiti che la banca amministrata da Bettina Orlopp, la grande oppositrice di Orcel, eroga non solo a imprese e privati, come fanno tutte le banche commerciali, ma a fondi di investimento esteri (extra europei) in una misura tale da aumentare il rischio creditizio dell’istituto. “Orcel non ha capito il nostro modello di business”, ha replicato in serata la banca bollando le valutazioni del banchiere italiano come “tattiche ostili e rappresentazioni fuorvianti”.
Si tratta in ogni caso di un affronto senza precedenti da parte di Orcel a pochi giorni dal lancio dell’offerta pubblica di scambio su Commerzbank che in Germania ha incontrato l’opposizione del governo Merz, ma il favore del mercato tant’è che la possibilità che Unicredit arrivi a raggiungere il suo scopo sta diventando concreta. Per la legge tedesca, infatti, è sufficiente che un azionista arrivi al 40 per cento del capitale per avere il controllo di una banca ed è un obiettivo più che alla portata per Gae Aulenti che ha già in mano quasi il 30 per cento di un istituto con un azionariato molto diffuso e di cui il governo federale possiede non più del 12 per cento. Abbastanza per esercitare un’influenza nella governance ma non per impedire un cambio di controllo a meno che non utilizzi uno strumento giuridico tipo golden power come ha fatto l’esecutivo di Giorgia Meloni per proteggere Banco Bpm proprio da Unicredit. Anche su questo fronte Orcel ha lavorato ai fianchi trasformando la sua ambizione di conquista in un test di europeismo per la Germania e in un banco di prova per la creazione di un mercato unico dei capitali. Resta il fatto che bisognerà fare i conti con il sovranismo tedesco, ma anche con quello italiano visto che in ballo c’è la collocazione della sede del gruppo frutto della fusione tra Unicredit e Commerzbank.
Italia o Germania? L’affondo di Orcel di ieri farebbe pensare che si sta tanto avvicinando alla meta che potrebbe anche prendere in considerazione l’idea di spostare il quartier generale di Unicredit a Francoforte. Lo stesso banchiere ha ricordato ieri che il paese rappresenterebbe il primo mercato di riferimento del nuovo gruppo. Orcel ha sempre smentito una tale eventualità, ma chissà che non ci stia pensando considerato che gli spazi di manovra in Italia sono limitati nel risiko non essendoci ancora una pacificazione con Palazzo Chigi dalla questione golden power (cosa che potrebbe parzialmente avvenire se Orcel rinunciasse davvero al ricorso contro la sentenza del Tar che ha affossato la scalata a Banco Bpm). Chi conosce il banchiere assicura che è concentrato su Commerzbank e poco appassionato alle vicende italiane che pure, però, lo continuano a vedere protagonista. Unicredit, infatti, è una delle banche che sta trattando il finanziamento che consentirebbe a Leonardo Maria Del Vecchio di rilevare le quote di due fratelli diventando il maggiore azionista di Delfin, che tra Mps-Mediobanca, Generali e la stessa Unicredit possiede un ricco portafoglio di partecipazioni bancarie la cui almeno parziale dismissione resta uno dei possibili temi caldi di una nuova ondata di risiko bancario italiano.