Nuovi paternalismi di stato. I cortocircuiti politici sulle pubblicità contro i combustibili fossili

Le misure approvate a Genova e a Firenze, dove governano Salis e Funaro, vietano la pubblicità di prodotti legati ai combustibili fossili ad alto contenuto di carbonio. Ma se l’obiettivo è incidere sui comportamenti, occorre interrogarsi sulla capacità di strumenti di questo tipo di modificare scelte radicate in dinamiche economiche e sociali molto ampie

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23 APR 26
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La Sindaca di Genova Silvia Salis. Foto Ansa

C’è un filo sottile che lega alcune iniziative amministrative recenti e che racconta una tendenza precisa: la tentazione di usare il divieto simbolico come strumento educativo, anche a costo di scivolare nell’irrealismo. In passato non sono mancate ordinanze difficili da prendere sul serio – come quella che vietava di fumare nei parchi in prossimità di donne incinte – già di per sé surreale se si considera la concreta possibilità di farla rispettare. La mozione approvata dal Consiglio comunale di Genova, dove governa Silvia Salis, si colloca su questa stessa linea, ma con ambizioni più ampie.
Il provvedimento vieta la pubblicità di prodotti legati ai combustibili fossili ad alto contenuto di carbonio: crociere, trasporto aereo, veicoli con motori a combustione. Il divieto è circoscritto ai cosiddetti luoghi sensibili, come fermate di autobus e metropolitane, ma il principio resta esteso e significativo. Una misura analoga è stata adottata a Firenze nel febbraio 2026, a conferma di una linea politica condivisa. L’assunto alla base è noto: attribuire alla pubblicità un ruolo determinante nell’orientare scelte di consumo ritenute dannose per l’ambiente. Intervenire a livello comunale per limitare la pubblicità di mezzi che rappresentano la quasi totalità degli spostamenti globali difficilmente può produrre effetti misurabili sull’ambiente. Il rischio è confondere il segnale politico con l’impatto reale, trasformando una misura paternalistica in un gesto simbolico più che in una politica efficace. Non è un caso che tali iniziative nascano spesso in collaborazione con associazioni che rivendicano un approccio “educativo” alla sostenibilità. Ma qui emerge il nodo: se l’obiettivo è incidere sui comportamenti, occorre interrogarsi sulla capacità di strumenti di questo tipo di modificare scelte radicate in dinamiche economiche e sociali molto ampie. La mozione è stata sostenuta da M5s e Pd, che governano città come Genova e Firenze. Toccherà ora alle amministrazioni tradurre queste indicazioni in pratica, misurandosi con il confine, sempre più sottile, tra regolazione e velleitarismo.