Il governo approva il documento di finanza pubblica. Giorgetti: "Condizioni eccezionali, stime da rivedere"

Il pil per quest'anno scende allo 0,6 per cento. Il ministro: "Le previsioni contenute nel Documento sono inevitabilmente discutibili già oggi". E sul deficit al 3,1 per cento: "Rigore è quando arbitro fischia, si può essere d'accordo o no ma queste sono le regole del gioco. Il debito? I dati risentono ancora del Superbonus"

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22 APR 26
Ultimo aggiornamento: 01:45 PM
Il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento di finanza pubblica 2026. "Abbiamo approvato il documento di finanza pubblica, un po' diverso rispetto a quello a cui eravamo abituati: si tratta di una fotografia dell'andamento di finanza pubblica collegata all'andamento dell'economia". Lo ha detto il ministro dell'Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti durante la conferenza stampa al termine del Cdm. "La premessa naturale - ha aggiunto Giorgetti - è che non viviamo circostanze normali, ma eccezionali. E quindi le previsioni contenute nel Documento (validate dall'Upb l'8 aprile) sono inevitabilmente discutibili già oggi, ma probabilmente meritevoli nelle prossime settimane di ulteriori approfondimenti, adeguamenti e aggiornamenti", spiegando che "abbiamo adeguato il Pil per il 2026 dallo 0,7 per cento allo 0,6 per cento". Il titolare dell'Economia ha detto che "la scorsa settimana nei numerosi incontri al Fondo monetario internazionale è cambiata totalmente la prospettiva".
Parlando dei dati Istat usciti poche ore prima, secondo cui, nel 2025 il deficit si è attestato al 3,1 per cento del Pil, in diminuzione rispetto al 3,4 per cento del 2024, Giorgetti ha detto che "come diceva Boskov, 'rigore è quando l'arbitro fischia' quindi l'arbitro ha deciso per il rigore, si puo' essere d'accordo o no ma queste sono le regole del gioco". Giorgetti ha poi spiegato che nei prossimi anni, il Pil dovrebbe scendere dallo 0,8 allo 0,6 per cento nel 2027 e dallo 0,9 allo 0,8 per cento nel 2028, "per quanto riguarda l'indebitamento netto della pubblica amministrazione, nel 2026 sale dallo 0,8 allo 0,9 per cento, nel 2027 dallo 0,6 allo 0,8 per cento, nel 2028 dallo 0,3 allo 0,5 per cento. Il tasso di crescita della spesa netta, che come sapete è l'elemento fondamentale rispetto alla nuova governance, peggiora nel 2025 dall'1,3 all'1,9 ed è confermato all'1,6 nel 2026". Ha poi aggiunto che "tutto questo dibattito rispetto alla procedura di deficit eccessivo mi interessava moltissimo fino al 28 febbraio, dopo mi interessava relativamente di meno", dice riferendosi allo scoppio della guerra in Iran che ha portato alla chiusura dello Stretto di Hormuz. "Capisco che in questo paese ci sono anche dei dirigenti sportivi che esultino per l'eliminazione dai mondiali di calcio, quindi è evidente che ci siano tanti che esultino perché una decisione di questo tipo dell'arbitro vada contro gli interessi nazionali. Siamo un paese fatto così, altrove normalmente non avviene''. Mentre sul debito pubblico italiano che, sempre secondo l'Istat, nel 2025 è salito al 137,1 per cento del Pil, 2,4 punti percentuali in più rispetto al 134,7 del 2024 ha commentato: "I dati risentono ancora del Superbonus ci pesa 40 miliardi nel 2026 e poi ci sarà la coda di 20 miliardi nel 2027, senza questi numeri l'andamento sarebbe stato discendente".
Sul taglio delle accise il ministro ha ricordato che il provvedimento varato dal governo scade il 1 maggio e che "la settimana prossima valuteremo l'ordine di priorità". Per quanto riguarda invece la nomina del sottosegretario leghista all'Economia Federico Freni a presidente della Consob, fortemente osteggiata da Forza Italia, Giorgetti ha detto di avere "totale fiducia" in lui: "E' il mio sottosegretario, assolutamente bravissimo e competente", aggiungendo che "si dovrà decidere a brevissismo e contestualmente all'Antitrust che scade il 4 maggio. Spero il prima possibile perchè è giusto dare certezze al sistema".