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Da Hormuz a Messina: "Blocchiamo lo Stretto. Meloni ci ignora", dicono gli armatori siciliani
Un centinaio di pescherecci si dice pronto a ostruire il traffico navale il primo maggio per protestare contro il caro carburanti. "Compieremo reati, ma non abbiamo altra soluzione", dice Fabio Micalizzi, presidente regionale della Federazione armatori siciliani. Intanto Salvini riceve gli autotrasportatori
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22 APR 26
Ultimo aggiornamento: 01:54 PM

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Altro che Hormuz, qua si blocca lo Stretto di Messina. “Lo stiamo prendendo in considerazione”, conferma al Foglio Fabio Micalizzi, presidente regionale della Federazione armatori siciliani, sindacato che raccoglie oltre 200 armatori lavoratori dell’economia ittica dell’isola. Il caro carburanti sta danneggiando anche loro. “Gli attuali livelli di prezzo, spesso superiori a 1,20 euro al litro e con punte fino a 1,40 euro, sono incompatibili con la continuità operativa delle imprese”, spiega Micalizzi, che propone al governo “un tetto massimo tra 40 e 50 centesimi al litro”. E per fare pressione su Palazzo Chigi, si vagliano anche soluzioni drastiche: “Insieme alla direzione nazionale dell'Associazione pescatori marittimi, questo primo maggio, potremmo bloccare lo Stretto di Messina”. In che modo? “Uno o due giorni prima della Festa dei Lavoratori, un centinaio di pescherecci partiranno da varie marinerie siciliane e calabresi, una volta arrivate circumnavigheranno le acque dello stretto in modo da creare una di catena di barche che blocchi o rallenti il traffico navale, sia nazionale che internazionale – spiega l’armatore –. È ovvio che andiamo incontro ad alcuni reati, purtroppo, ma siamo costretti a farlo. Il nostro settore è k.o.”.
Pescatori a parte, sul caro carburanti il governo naviga in acque incerte. Dopo la proclamazione del fermo nazionale, il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha convocato nel suo ufficio le associazioni degli autotrasportatori. “Anche noi abbiamo fatto richiesta per essere convocati. Abbiamo anche mandato le pec al ministro dell’Agricoltura Lollobrigida e alla presidente Meloni, ma non ci hanno ascoltati”. Neanche dal governo regionale sono arrivate particolari attenzioni. “A nostro parere, l'assessorato agricoltura e pesca è soltanto uno sportello che serve per andare a pesca di finanziamenti. Si lavano le mani dicendo che quello che già fanno è abbastanza. Ma per noi non lo è affatto”.
Al termine del Consiglio dei ministri il titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha assicurato che il governo valuterà un nuovo taglio delle accise, il terzo di fila, in scadenza proprio quando i pescherecci siculi hanno intenzione di ostruire il braccio di mare che separa l’isola dalla Calabria. “Tagliare le accise non è servito a nulla. Il costo continua a variare da gestore e gestore”, aggiunge Natale Pipitone, coordinatore della Federazione a Palermo, mettendo in chiaro l’adesione nutrita alla mobilitazione: “Oltre alle marinerie locali, si sono uniti autotrasportatori, allevatori e agricoltori”. Eppure, sia politica locale che autorità portuali non sembrano essere preoccupate da un eventuale blocco. “Anzi, alcune sigle sindacali nazionali stanno cercando di screditare la nostra iniziativa. Ma noi teniamo duro”, dice ancora Micalizzi.
OItre al blocco dello Stretto, ci sono altre opzioni sul tavolo. La Federazione ha proposto la convocazione urgente degli Stati Generali della Pesca, da tenersi a Roma. “Ma guardando oltre, stiamo pensando anche di cambiare la bandiera. Ossia di iscrivere le nostre barche e le nostre imprese di pesca nei registri navali maltesi, libici o tunisini", conclude Micalizzi. Attività che negli ultimi anni è cresciuta progressivamente, con un impatto diretto per l'erario pubblico, dato che le imprese dirotterebbero le loro tasse verso altri paesi.