Produzione industriale deludente. L’Istat smonta il mito della ripresina

I dati dell'Istituto di statistica sulla produzione industriale di febbraio (+0,1 per cento) delude le attese e smentisce il racconto di una ripartenza già in atto prima della crisi in medio oriente. La crescita resta debole, frenata anche dal rallentamento tedesco 

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10 APR 26
Ultimo aggiornamento: 05:28 PM
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La catena di montaggio Stellantis nello stabilimento di Mirafiori (foto ANSA)

Ci tocca (purtroppo) mettere da parte pure il piccolo mito della “ripresa strozzata” dallo scoppio del conflitto in medio oriente, mito a cui ci eravamo aggrappati. L’Istat ha pubblicato il dato della produzione industriale riferito al mese di febbraio, quindi ante-guerra. E il consensus degli analisti si attendeva mese su mese un incremento robusto, che secondo i più realisti avrebbe dovuto raggiungere un +0,5 per cento e invece a dar retta agli ottimisti sarebbe dovuto essere addirittura di 1,5 per cento. Ricordiamo che la produzione industriale di gennaio aveva fatto segnare -0,6 per cento mese su mese e anche per questo motivo ci si attendeva un rimbalzo a febbraio. Niente di tutto ciò si è tradotto in realtà e alla fine dagli uffici dell’Istat è uscito fuori un numerino: +0,1 per cento. Aspettative deluse, dunque, anche se la variazione annua è comunque tornata positiva a +0,5 per cento. Per farla breve, si è rivelata bugiarda la tesi, che pur aveva incontrato largo consenso tra gli addetti ai lavori, che il 2026 fosse iniziato all’insegna di una ripresa seppur cauta che solo dopo sarebbe stata inopinatamente “strozzata” dal conflitto Usa-Iran e dalle conseguenze sul traffico delle petroliere nello stretto di Hormuz.
A sostegno di questa narrazione, rivelatasi fallace, gli osservatori parlavano anche di una sorta di effetto-Stellantis, ovvero di un trascinamento dell’indice economico Istat da parte dell’incremento della produzione del gruppo automobilistico italo-francese, che nel primo trimestre dell’anno ha fatto segnare un aumento del +9,5 per cento dei veicoli prodotti nelle fabbriche italiane. Secondo calcoli del fonte Fim-Cisl, l’incremento di cui sopra dovrebbe permettere a Stellantis di arrivare nell’arco di tutto il 2026 alla cifra di 500 mila tra vetture e veicoli commerciali prodotti lasciandosi dietro quello che è stato definito “il biennio nero 2023-24”. Ma, ripetiamo, il traino non c’è stato. Mentre sicuramente ha fatto da zavorra il risultato della produzione industriale tedesca che a febbraio, anche in questo caso sorprendendo tutti, è addirittura calato mese su mese dello 0,3 per cento. Le aspettative di ripresa italiana non a caso si basavano anche su un possibile trascinamento da parte dell’industria tedesca di cui siamo notoriamente fornitori di punta. In Germania, tanto per completare il quadro statistico a tinte fosche, sono persino aumentati i fallimenti di imprese che hanno raggiunto il top degli ultimi 20 anni.
Guardando un po’ più da vicino il dato Istat, si registra un incremento per i beni di investimento, una sostanziale stabilità per i beni intermedi e una flessione sia per energia che beni di consumo. Un rimbalzo dell’industria manifatturiera c’è stato trainato da buone performance del settore farmaceutico (+2,5 per cento) e dei mezzi di trasporto (+2,8 per cento). Mentre sono segnalati in sofferenza settori energivori come chimica e gomma-plastica che, da marzo, dovrebbero incontrare ancora maggiori difficoltà a causa dei rincari dei prezzi energetici. Se febbraio ci ha portato complessivamente in dote un decimale di produzione industriale in più, marzo non promette niente di buono. La verità che contraddice il piccolo mito della ripresa è che in Italia come nell’Eurozona, già prima dello scoppio del conflitto mediorientale la ripartenza era più debole di quanto fosse percepito da fuori e oggi, aggiungendo i fattori di criticità collegati alla guerra in Iran, ci avviamo lento pede al quarto anno consecutivo di calo della produzione industriale.