Dall’Italia agli Stati Uniti, il prezzo dei carburanti influisce sul consenso più del pil

Il prezzo della benzina è il termometro politico che nessun leader può ignorare: da Trump a Meloni a Sánchez, la chiusura dello Stretto di Hormuz trasforma il caro carburante in una bomba elettorale a orologeria

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3 APR 26
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Che sia il prezzo della benzina l’indicatore economico che nessun elettore può evitare di giudicare? Altrimenti sarebbe difficile spiegare il nervosismo con cui tanti governi stanno reagendo alla crisi energetica che potrebbe esplodere se lo Stretto di Hormuz restasse chiuso ancora a lungo.
Ma è anche la stessa conclusione di uno studio pubblicato su American Politics Research nel 2025, basato su cinquant’anni di dati americani: i prezzi della benzina sono tra i predittori più forti dell’approvazione presidenziale. E negli Stati Uniti il fenomeno è quantificabile secondo una ricerca citata da S&P Global: ogni aumento di 10 centesimi al gallone toglie circa 0,6 punti di approvazione al presidente. E’ esattamente quello che sta succedendo a Trump. A gennaio 2025, nei primi sondaggi (Reuters/Ipsos) dopo l’insediamento alla Casa Bianca, partiva dal 47 per cento di approvazione generale. Oggi, con la benzina sopra i 4 dollari al gallone, un dollaro in più in un mese, il suo punto più debole è diventata l’economia, dove un sondaggio della Cnn del primo aprile lo ferma al 31 per cento di approval.

Ed è lo stesso problema che oggi arriva sul tavolo del Consiglio dei ministri a Roma. Il taglio delle accise da 25 centesimi al litro scade il 7 aprile e la proroga costa circa 500 milioni. Per rastrellare risorse il governo ha provato a tagliare i fondi di Transizione 5.0 ma Confindustria (giustamente) si è rivoltata come non faceva da anni: in cinque giorni è arrivata la marcia indietro. Senza proroga la benzina sale arriva a 2 euro al litro e il diesel a 2,30.
Un rialzo che porterebbe con sé un costo che nessun governo può permettersi, specie quelli in crisi o vicini alle elezioni. Non se lo può permettere Giorgia Meloni; non se lo può permettere lo spagnolo Pedro Sánchez, che ha varato 5 miliardi di tagli fiscali su carburanti ed energia; e non se lo può permettere Trump in piena campagna elettorale, direzione midterm di novembre 2026, che ha appena scommesso sulla durata della guerra: 2-3 settimane a partire da mercoledì primo aprile.