Panetta spiega come la Bce può governare l’inflazione senza guai sui salari

Secondo il governatore di Bankitalia, "la politica monetaria è oggi in una posizione più favorevole per salvaguardare la stabilità dei prezzi: i tassi ufficiali sono in linea con il livello stimato del tasso neutrale; le aspettative di inflazione di medio e lungo termine sono ancorate; le condizioni del mercato del lavoro risultano meno tese"

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1 APR 26
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Fabio Panetta. ANSA/Emanuele Valeri

“Il conflitto in medio oriente pesa su crescita e inflazione”. Mentre le parole del governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, risuonavano ieri mattina nell’assemblea annuale per l’approvazione del bilancio 2025, l’Eurostat diffondeva i dati sull’aumento dei prezzi nel mese di marzo nell’Eurozona: più 2,5 per cento. Un balzo netto rispetto all’1,9 per cento di febbraio, ma un po’ sotto le attese e questo, secondo l’agenzia Moody’s, “offrirà argomenti alle colombe” per far slittare a giugno la stretta Bce sui tassi. Un’accelerazione moderata, ma nel complesso, la situazione resta preoccupante e Panetta ha ricordato i passaggi dell’escalation in atto. Alla crescita del pil e del commercio globale lo scorso anno è seguito un rapido deterioramento dello scenario nelle prime settimane del 2026. Poi, le tensioni in Iran si sono acuite e trasformate in un confronto militare di ampia portata che oggi coinvolge il medio oriente, un’area cruciale per l’approvvigionamento globale di energia e di materie prime essenziali. Le esportazioni attraverso lo stretto di Hormuz si sono pressoché interrotte e stanno emergendo danni rilevanti alle infrastrutture di produzione e raffinazione. “Anche in caso di una rapida cessazione delle ostilità – ha precisato il governatore - il ritorno a condizioni ordinate nel mercato dell’energia richiederebbe tempi non brevi.
L’effetto più immediato del conflitto è stato un forte aumento dei prezzi del gas e del petrolio, con un conseguente indebolimento delle prospettive di crescita e nuove pressioni inflazionistiche. Più in generale, si consolida un contesto di elevata incertezza, destinato verosimilmente a protrarsi oltre la fase acuta del conflitto”. Il punto, infatti, è proprio questo. Per quanto il dato dell’inflazione di marzo sia stato più debole del previsto, è possibile che rappresenti solo l’ìnizio di un aumento più prolungato considerando il forte rincaro della componente energetica da febbraio. Non è un caso che la stessa Bce stimi un’inflazione annua del 3,1 per cento nel secondo trimestre di quest’anno. Secondo Panetta, la politica monetaria si trova così nuovamente a fronteggiare uno choc negativo di offerta in un contesto di elevata incertezza, come già avvenuto all’indomani dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. “Rispetto al 2022 – ha però osservato – la politica monetaria è oggi in una posizione più favorevole per salvaguardare la stabilità dei prezzi: i tassi ufficiali sono in linea con il livello stimato del tasso neutrale; le aspettative di inflazione di medio e lungo termine sono ancorate; le condizioni del mercato del lavoro risultano meno tese. Inoltre, il sistema bancario nel suo complesso mostra un’elevata redditività e una solida posizione patrimoniale”.
Insomma, non è un caso che la Bce a marzo abbia deciso di lasciare invariati i tassi e potrebbe fare lo stesso ad aprile, anche se alcune stime di mercato vedono già un rialzo dei tassi a giugno e forse anche a settembre quando le rilevazioni dell’inflazione coglieranno appieno l’aumento dei prezzi dei carburanti. In un contesto così incerto e in costante evoluzione, per il governatore di Bankitalia “sarà essenziale monitorare attentamente le aspettative e prevenire effetti di retroazione sui salari, assicurando al contempo che l’azione di politica monetaria resti proporzionata e coerente con il mandato”. Come per dire che la banca centrale europea deve fare il suo lavoro che è quello di riportare l’inflazione al 2 per cento, ma è anche importante che monitori e contrasti il rischio che l’inasprimento del costo del denaro ricada sul potere d’acquisto dei lavoratori. Nel 2025 il bilancio Bankitalia è cresciuto di circa 10 miliardi grazie soprattutto alle plusvalenze sulle riserve auree, pari a 91 miliardi, che hanno più che compensato la diminuzione dei titoli detenuti per finalità di politica monetaria, scesi di oltre 80 miliardi. Per quanto riguarda le ultime norme emanate dal governo proprio sulle riserve auree (appartengono al popolo italiano), Panetta ha precisato che non è cambiato praticamente nulla.