Sburlati: "No alla politica de-industriale. Se serve, si superi il patto di stabilità"

Il presidente di Confindustria Moda durissimo contro il taglio ex post dei contributi per la transizione 5.0. “Così si rompe il patto fra Stato e impresa, ed è la seconda volta dopo il taglio del credito di imposta 2015/2019”. Il 16 Aprile, l’istituzione presenta alla Camera il piano per il rilancio del tessile abbigliamento, con qualche punto utile per il governo

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30 MAR 26
Ultimo aggiornamento: 07:52 AM
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Il Presidente di Confindustria Moda Luca Sburlati

Telefonata del week-end con il presidente di Confindustria Moda, Luca Sburlati, ceo e socio del gruppo manifatturiero Pattern. Furente dopo la scoperta in Gazzetta Ufficiale del taglio retroattivo sugli investimenti nella transizione tecnologica, che prevede esclusivamente il pagamento del credito d'imposta sugli investimenti in beni strumentali. L'esecutivo impiegherà 537 milioni di euro del fondo da 1,3 miliardi che era stato stanziato nella legge di bilancio per coprire le richieste delle aziende arrivate dopo il 7 novembre, quando venne comunicato l'esaurimento del plafond da 2,5 miliardi per Transizione 5.0. “Per un settore chiave come il tessile moda italiano”, dice al Foglio, “non avere certezza del diritto spinge le imprese a non investire più. Quanto uscito in Gazzetta Ufficiale nelle scorse ore, infatti, stravolge la norma di transizione 5.0 ex post. Migliaia di aziende che hanno fatto investimenti nel 2025 ora non avranno i contributi previsti se non in piccola parte. Questa è una politica de-industriale, non utile per far tornare a crescere il nostro Paese. Speriamo che il tavolo di mercoledì spieghi che si è trattato di un errore”. Non si tratta nemmeno della prima volta che questo accade: “Infatti. E’ la seconda, dopo i tagli sul credito di imposta 2015-2019, che non riconosceva gli investimenti in ricerca e innovazione, che nella moda e nel tessile sono alla base della stessa esistenza”. E sprona il duo Urso-Giorgetti, impegnato in queste ore nello scaricabarile sulla norma apparsa venerdì: “Vogliamo un governo coraggioso, che in un momento terribile come quello odierno punti sulla manifattura, fondamentale per la tenuta dei conti pubblici, e non la penalizzi. Le decisioni assunte”, aggiunge, ”rischiano di compromettere un principio fondamentale per il sistema produttivo: la certezza del diritto e la stabilità del quadro normativo. Colpire a posteriori investimenti già effettuati significa scaricare sulle imprese il costo dell’incertezza e indebolire la fiducia nel rapporto tra istituzioni e industria. Il provvedimento, inoltre, interviene in una fase particolarmente complessa per il manifatturiero italiano, già sottoposto a forti pressioni collegate all’aumento dei costi energetici, alle tensioni geopolitiche e al rallentamento della domanda internazionale. In questo contesto, sostenere innovazione, digitalizzazione ed efficientamento energetico non è una scelta opzionale, ma una condizione necessaria per preservare la competitività del sistema industriale. Per l’intero Sistema Moda, che rappresenta uno dei pilastri del manifatturiero nazionale – con quasi 90 miliardi di fatturato complessivo e un ruolo determinante in termini di export e occupazione – la stabilità degli strumenti di politica industriale è un fattore decisivo. Il rischio concreto è quello di frenare gli investimenti proprio nelle aree strategiche su cui il settore sta costruendo la propria trasformazione: innovazione tecnologica, sostenibilità, digitalizzazione dei processi e rafforzamento delle filiere. Non è più tollerabile”, denuncia, “chiedere alle imprese del Sistema Moda di investire, innovare e sostenere la transizione e poi cambiare le regole a partita in corso”. Il prossimo 16 Aprile, Sburlati, la presidente di Confindustria Moda Accessori Giovanna Ceolini e un gruppo di tecnici presenteranno alla Camera il piano di rilancio del settore, in buona sostanza un documento consulenziale al governo perché approfondisca le molte criticità con le quali il settore del tessile-moda deve fare i conti da anni. Se vorrà farlo.