Servono più taxi, non più bonus

Invece di dare più licenze, si pensa all’ennesima regalia per accessoriare le auto.
8 LUG 23
Ultimo aggiornamento: 04:00
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Il governo pensa di risolvere il problema dei taxi distribuendo l’ennesimo bonus. Il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, pare intenzionato a mettere contributi economici a disposizione dei tassisti, in modo che possano migliorare la qualità dei mezzi in circolazione. Quello del leader della Lega è una sorta di tic pavloviano che, però, non risponde in alcun modo alla crisi del trasporto pubblico non di linea e che contrasta con l’atteggiamento muscolare adottato dall’esecutivo in altre circostanze. Nel merito, è chiaro a tutti che le code chilometriche fuori dalle stazioni e i tempi di attesa infiniti dipendono semplicemente dall’inadeguatezza dell’offerta. Il punto non è che le auto pubbliche non sono sufficientemente accessoriate: è che ce ne sono troppo poche.
Chi vuole affrontare seriamente la questione può avere idee diverse rispetto agli strumenti da adottare, dalla distribuzione di ulteriori licenze alla liberalizzazione degli Ncc e delle piattaforme fino all’autorizzazione di utilizzare il mezzo da parte di soggetti diversi dal titolare. Ma nessuna soluzione può prescindere dall’esigenza di ampliare il numero di auto in circolazione, specialmente – ma non solo – nelle ore di punta. Strappa un sorriso l’idea che si possa uscirne semplicemente concedendo l’ennesima regalia a una categoria che, peraltro, in questo momento tutto può tranne che piangere miseria. E’ anche paradossale la postura del governo: i ministri e la stessa premier non hanno esitato a fare la voce grossa con le banche sui mutui e con le compagnie aeree sul costo dei biglietti, entrambe faccende che non dipendono dalle condotte delle imprese e che hanno una storia complessa (dal rialzo dei tassi ai prezzi energetici). Invece nel caso dei taxi la questione è chiarissima: non c’è nulla da capire e non ci sono capri espiatori come la Bce o gli speculatori. C’è una sola leva per porre fine a questo scandalo ed è interamente nelle mani del governo. Non si tratta di potere, ma di volere.