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i dati

Il piano energetico di Draghi funziona: importiamo sempre meno gas dalla Russia

Alberto Chiumento

Nei primi cinque mesi del 2022 i volumi di metano russo sono scesi in media sotto il 24 per cento rispetto al totale, contro il 40 per cento dello stesso periodo dell'anno precedente. Il sistema è stato in grado di compensare. Gli accordi del governo con altri paes rendono lo scenario futuro sostenibile 

In questo momento di grande turbolenza e incertezza rispetto alle forniture di gas russo, c'è una notizia positiva, che non può essere sottovaluta. Arriva da Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, e segnala che "nei primi cinque mesi del 2022 la quota delle importazioni di gas dalla Russia sul totale è scesa in media sotto il 24 per cento”. È una riduzione drastica rispetto al valore medio del 2021, quando la quota di gas russo sul totale importato era pari al 40 per cento (29 miliardi di metri cubi). Il report aggiunge che in aprile e maggio le importazioni hanno toccato anche valori inferiori al 20 per cento, cosa che ha portato in alcuni momenti la quota del gas algerino a essere la più significativa per l’Italia (31 per cento).

 

Osservare questi dati permette una doppia valutazione positiva, considerando che anche senza quei volumi il sistema nel suo complesso ha retto. La prima è che possiamo ridimensionare le preoccupazioni per i tagli alle forniture di gas che il governo russo ha unilateralmente deciso negli ultimi giorni. Dopo la Germania, che martedì ha subìto una riduzione del 40 per cento del gas importato, è toccato all'Italia. Eni ha visto ridursi i 63 milioni di metri cubi di gas che richiede giornalmente in questo periodo alla Russia del 15 per cento mercoledì, del 40 per cento giovedì e addirittura del 50 per cento venerdì. Anche altri paesi hanno avuto tagli ai propri rifornimenti: la Francia nella mattina di venerdì ha annunciato che non sta più ricevendo gas russo attraverso i gasdotti.

 

L’uso politico del gas da parte di Putin è evidente. Lo ha ammesso anche Draghi durante la sua visita a Kyiv con Macron e Scholz, paragonando la strumentalizzazione russa del gas a quella del grano. Questi tagli non mettono in pericolo la disponibilità immediata del gas, ma ne aumentano il prezzo spot e complicano il riempimento delle scorte in vista dell’inverno, che al momento ha raggiunto il 52 per cento.

 

Il secondo aspetto positivo è che sta funzionando il piano del governo Draghi per liberare l’Italia dalla dipendenza del gas russo. L’attivismo energetico del governo è emerso soprattutto da aprile quando nel giro di qualche settimana sono stati chiusi accordi commerciali con partner consolidati, che però negli ultimi anni erano stati oscurati dalla Russia.

A causa degli eventi è fortemente cambiato l’approvvigionamento di gas italiano rispetto allo scorso anno, come mostrano chiaramente i dati di Snam. Confrontando i valori di gennaio-aprile 2022 con quelli dello stesso periodo del 2021, si nota che la produzione nazionale è calata del 10 per cento, mentre le importazioni sono aumentate del 3,4 per cento. In particolar modo, i maggior aumenti riguardano il Transitgas, il gasdotto che trasporta dalla Svizzera in Italia il gas proveniente dalla Norvegia e dall’Olanda, i cui flussi sono cresciuti del 152 per cento e il Tap, che porta il gas azero fino alle coste della Puglia, aumentato del 118 per cento.

Il primo e più importante accordo è stato firmato con l’Algeria, paese che nel 2021 è stato il secondo fornitore di gas per l’Italia (dopo la Russia) con 22 miliardi di metri cubi, e che nei prossimi anni diventerà stabilmente il primo fornitore proprio in virtù degli accordi stretti ad aprile. Essi prevedono una fornitura aggiuntiva di 9 miliardi di metri cubi a partire dal 2024, mentre l’aumento per il 2022 sarà di 3 miliardi e di 6 quello per il 2023. I frutti di questa decisione sono già visibili visto che secondo i dati di Enea l’Algeria è diventata in alcuni momenti il principale venditore di gas per l’Italia. Pochi giorni dopo la visita in Algeria, il governo italiano si è recato in Egitto dove ha chiuso altri accordi per aumentare di 3 miliardi di metri cubi i rifornimenti di gas.

 

La situazione dovrebbe essere più gestibile già dal prossimo anno, visti i viaggi del governo in Angola e Congo, da cui l’Italia comprerà rispettivamente circa 1,5 e 4,5 miliardi di metri cubi di gas in più. Il gas che arriverà da questi due paesi sarà obbligatoriamente trasportato in nave e dovrà poi essere rigassificato per essere immesso nella rete di distribuzione italiana. Bisogna quindi anche ampliare la capacità di rigassificazione per non vanificare tutto. Su mandato del governo, Snam si è mossa rapidamente tanto che a inizio giugno ha annunciato di aver acquistato per 330 milioni di euro la Golar Tundra, nave che può trasportare il gas naturale liquefatto (Gnl), stoccarlo e rigassificarlo e che ha una capacità di rigassificazione di 5 miliardi di metri cubi l’anno. Le future mosse di Putin sono ignote, ma il percorso di diversificazione energetico italiano è lanciato.

 

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