Come tagliare la bolletta. Il fondo del governo contro il caro-prezzi

La misura adottata ieri in Consiglio dei ministri ha senso, diventi strutturale
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Ultimo aggiornamento: 17:47
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Il governo ha stanziato 1,1 miliardi per mitigare un aumento monstre delle bollette. Le risorse provengono dalle aste per i permessi a emettere CO2. Si tratta di un meccanismo europeo attraverso il quale le grandi imprese sono chiamate ogni anno a tagliare le emissioni per contribuire alla neutralità climatica nel 2050. La facoltà di scambiarsi le quote di emissione garantisce che il risultato sia raggiunto al minor costo. Il problema è che la ripresa economica in atto e la crescente ambizione degli obiettivi ambientali hanno fatto schizzare il prezzo dei permessi, che ieri venivano scambiati oltre i 55 euro, dopo anni al di sotto dei 30. Questo incremento dei costi, almeno in parte, si trasferisce ai consumatori. E si somma agli aumenti del costo all’ingrosso dell’energia elettrica, dovuto all’alta domanda estiva e al rincaro del gas naturale.
E’ assai razionale impiegare la rendita da CO2 per mitigare il caro-prezzi: in tal modo si salva l’effetto allocativo (penalizzare i combustibili fossili) senza danneggiare i consumatori. Ora servono altri tre passi. Il primo riguarda il superamento dell’emergenza, rendendo strutturale la misura anziché spendere il gettito delle aste a favore di questa o quella tecnologia. Secondariamente, dal punto di vista tecnico, l’operazione transita per i cosiddetti oneri generali di sistema, gran parte dei quali legati ai sussidi alle fonti rinnovabili: l’esecutivo dovrebbe tesaurizzare il loro calo man mano che i precedenti cicli di incentivazione arrivano a scadenza, senza elargire ad altri questo “tesoretto”. Infine, il maxi-aumento riguarda soprattutto i clienti in maggior tutela: coloro che, sul libero mercato, hanno sottoscritto contratti a prezzo bloccato ne sono esenti e, nei fatti, godranno di uno sconto. Il ministero della Transizione ecologica dovrebbe prenderne atto e rispettare gli impegni sulla piena liberalizzazione presi con la Commissione Ue per arrivare puntuale all’appuntamento del 1 gennaio 2023.