Un contenitore speciale CASTOR per il trasporto di combustibile nucleare esaurito, in Germania nel 2003 (ANSA / Rainer Jensen)

La mappa interattiva

Ecco la lista dei siti idonei a ospitare i rifiuti nucleari. Ora inizia il bello

Maria Carla Sicilia

Pubblicato il documento atteso dal 2015, da oggi inizia la consultazione per decidere dove costruire il deposito nazionale. Il via libera alla Cnapi arriva da Costa e Patuanelli, due ministri M5s che dovranno essere abili ad agevolare il confronto con le opposizioni locali

Ci sono voluti cinque anni per il via libera definitivo ma alla fine, il 30 dicembre 2020, è arrivato: i ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente hanno dato il loro nulla osta alla carta nazionale delle aree potenzialmente idonee a ospitare i rifiuti radioattivi (Cnapi), pubblicata questa notte sul sito dedicato al progetto. Da oggi inizia dunque la consultazione pubblica con i territori coinvolti, scelti sulla base di criteri geologici, naturalistici e antropici, che si dividono tra Piemonte, Toscana, Lazio, Basilicata, Puglia, Sardegna e Sicilia (qui sotto la nostra mappa interattiva). Ma trovare un accordo e convergere su un documento definitivo non sarà un processo facile. In ballo ci sono circa 95 mila metri cubi di rifiuti radioattivi: di questi il 60 per cento sono quelli che Sogin, la società incaricata nel 2001, ha raccolto e raccoglierà smantellando le centrali nucleari italiane, mentre il 40 per cento arriva dall'industria, dal settore ospedaliero.e dalla ricerca. 

  

  

Riuscire a stare nei tempi previsti, tra consultazione e realizzazione dei siti di stoccaggio, è importante per evitare ulteriori extra costi rispetto a quelli già preventivati. Perché in attesa di avere un deposito nazionale sicuro dove tombare le scorie nucleari, Sogin – e quindi tutti i cittadini, attraverso la bolletta dell’energia – continua a pagare alcuni depositi temporanei all'estero, in Francia e Regno Unito. È anche lì che finora sono stati custoditi i pezzi delle centrali nucleari dismesse che ora è necessario riportare a casa, possibilmente entro il 2025, quando scadranno alcuni dei contratti con le imprese che li ospitano.

 

I ritardi accumulati finora non sono certo un buon punto di partenza. Lo scoglio più grande è quello di trovare un accordo con le comunità locali, alle quali la società controllata dal Mef dovrà spiegare le strategie adottate per il contenimento dei rischi e i vantaggi in termini di occupazione e compensazioni economiche. L’intero processo dovrebbe durare circa cinque anni, a meno che qualche amministrazione coraggiosa non acceleri i tempi offrendo una propria candidatura spontanea. Ma intanto, più che i sì sono già arrivati i primi prevedibili no, come quello della Basilicata, che questa mattina con una nota della Regione ha già anticipato le sue osservazioni negative alla consultazione.

 

Il documento è frutto di una lunga gestazione fatta di rimpalli. Nel 2015 avrebbe dovuto portare la firma dell’allora ministro Gian Luca Galletti e poi, nel 2017, di Carlo Calenda Ci era andato vicino anche Luigi Di Maio, con il suo sottosegretario all'Energia Davide Crippa che prometteva di licenziare la Cnapi entro l'agosto del 2019. E invece oggi il nulla osta porta la firma di Sergio Costa e Stefano Patuanelli, due ministri M5s che dovranno essere abili a condurre le danze della consultazione e a patteggiare con le opposizioni delle comunità locali, spesso sostenute proprio dal movimento grillino. D’altra parte guidare una transizione energetica significa anche saper dismettere le tecnologie che si vuole abbandonare. E metterlo a fuoco negli anni del Green New Deal può tornare utile.

  

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  • Maria Carla Sicilia
  • Nata a Cosenza nel 1988, vive a Roma da più di dieci anni. Ogni anno pensa che andrà via dalla città delle buche e del Colosseo, ma finora ha sempre trovato buoni motivi per restare. Uno di questi è il Foglio, dove ha iniziato a lavorare nel 2017. Praticante da luglio 2020.