Contro il salario minimo

Redazione

Giuste critiche da sindacati e imprese a un’idea che blocca la produttività

Luigi Di Maio ha definito il calo al 9,9 per cento della disoccupazione “una smentita ai chiacchieroni e ai loro media”. Resta il dubbio se questa performance che ci colloca comunque al terzultimo posto in Europa e al penultimo come tasso di occupazione, poteva essere migliore con un governo diverso, mentre è certa la ricaduta di un’altra misura-bandiera dei 5 stelle, il salario minimo a 9 euro lordi l’ora. In audizione alla Camera il segretario nazionale dei Consulenti del lavoro, Francesco Duraccio, prevede “un incremento di circa il 20 per cento del costo del lavoro per le imprese italiane, il che provocherà una riduzione del margine operativo lordo e degli utili”. L’Istat ha già stimato nell’1,6 per cento la riduzione media degli utili d’impresa, “ma noi” afferma Duraccio “sulla base degli effetti indotti prevediamo un calo molto maggiore, e la conseguenza potrebbe essere di scaricare il gap sui prezzi vanificando una delle finalità del salario minimo”.

 

Pochi giorni fa l’Inps, presieduto dal filo-Di Maio Pasquale Tridico, ha stimato in 9,7 miliardi il costo per le imprese, riferito a una platea del 28 per cento dei lavoratori essendone esclusi quelli agricoli e domestici. A essere colpiti sarebbero manifattura e commercio con effetti a catena: nel commercio aumenterebbe lo stipendio dei livelli sesto e settimo, ma per mantenere la proporzione di merito e anzianità dei gradini superiori occorrerebbe dare più soldi a tutti. Il che da una parte penalizzerebbe ulteriormente le aziende medio-piccole, fino a 10 dipendenti, dove non c’è la contrattazione integrativa, e dall’altra ridurrebbe quasi a zero lo spazio per i premi di produttività nelle aziende maggiori: è per questo che il salario minimo è osteggiato non solo dalle industrie ma anche dai sindacati. Tutte le aziende, grandi e piccole, finirebbero fuori mercato. I 9 euro di salario minimo corrisponderebbero all’80 per cento delle retribuzioni mediane, rispetto al 48 per cento coperto dal salario minimo tedesco e alle medie tra 40 e 60 per cento dei salari minimi nei paesi Ocse. Ignorare il mercato e la concorrenza si conferma il tratto distintivo di questo governo.

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