L'incertezza (non la crescita) per diritto

Redazione

Conte a Wall Street parla di “riforme strutturali”, intanto la Consulta sfascia il Jobs Act

Passeggiando per il trading floor di Wall Street il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha detto all’emittente Class/Cnbc di avere incontrato investitori internazionali per spiegare “nei tratti essenziali quello che stiamo facendo” e che “stiamo realizzando delle riforme strutturali” di cui l’Italia ha bisogno “per liberare le risorse economiche per infrastrutture materiali e immateriali”. E’ pregevole la capacità dell’avvocato degli italiani di dare certezze all’estero quando in patria è l’incertezza a spiegare l’azione di governo. 

  

Alla vigilia della nota di aggiornamento del Def, oggi, è stata bagarre. Lega e M5s intendono convincere il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, a fissare l’obiettivo di deficit in rapporto al pil al 2,4 per cento superando la soglia massima posta da Tria stesso, al 2 per cento. L’incertezza non sta solo in un aumento variabile della spesa che farebbe dubitare della volontà di ridurre gradualmente il debito in futuro, ma è soprattutto sulla permanenza di Tria al suo posto: il ministro ha già ricevuto minacce di essere cacciato e, a sua volta, potrebbe perdere la pazienza. “Ho giurato nell’esclusivo interesse della nazione e non di altri e non ho giurato solo io”, ha detto spiegando di essersi impegnato a conservare la fiducia di investitori e risparmiatori. C’è poco di più elettrizzante per gli investitori delle dimissioni di un ministro guardiano dei conti, forse solo l’idea di nuove elezioni ed esercizio provvisorio con l’esecutivo vincolato all’ordinaria amministrazione. Altro che riforme strutturali. Di peggio, forse, c’è che le riforme strutturali del governo Renzi vengono sistematicamente smontate.

  

Oggi la Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la norma sul contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti del Jobs Act: la previsione di un’indennità per licenziamento illegittimo crescente in virtù della sola anzianità di servizio del lavoratore è “contraria ai principi di ragionevolezza e di uguaglianza”. Decade l’essenza del Jobs Act stesso: convincere le imprese ad assumere con contratti a tempo indeterminato proprio perché potevano conoscere da prima e con certezza il costo di un eventuale licenziamento di un lavoratore. Si dirà che l’indennizzo dev’essere calcolato anche con altri criteri, tipo la composizione famigliare. Intanto però torna la discrezionalità dei giudici del lavoro nella valutazione dei termini dell’indennizzo. La Corte pare produrre una difesa corporativa dell’apparato giudiziario restituendo ai giudici un potere (superfluo) che era superato da un automatismo. E’ un tema per il governo “sovranista” che una riforma approvata dal Parlamento (sovrano) sia frustrata dalla Corte. Se dovesse succedere di nuovo? E’ un tema per Conte: lui sorridente dice che “la crescita economica ci spetta di diritto”, ma il problema è che l’incertezza del diritto – criticità grave per chi vorrebbe investire qui – è sempre di moda.

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