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Un'altra sentenza sui rider boccia la linea Di Maio

Il co.co.co. è un contratto adeguato per svolgere le consegne a domicilio per le piattaforme come Foodora & Co. Ecco le motivazioni del tribunale di Milano 

19 Settembre 2018 alle 18:13

Un'altra sentenza sui rider boccia la linea Di Maio

Foto Imagoeconomica

Un'altra sentenza, dopo quella del tribunale di Torino su Foodora, torna sul tema dei rider e respinge il ricorso di un fattorino milanese contro Foodinho, azienda di food delivery di proprietà della spagnola Glovo. “La ricostruzione dei fatti – si legge nelle motivazioni relative a una sentenza di luglio e depositate qualche giorno fa – non consente di ritenere provata la sussistenza tra le parti di un rapporto di lavoro subordinato”. Un tema, quello dell'inquadramento lavorativo, che il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, ha sollevato a giugno, quando ha chiesto che i contratti dei rider fossero adeguati a quelli subordinati, scatenando così la reazione delle aziende del settore.

    

Il rider chiedeva di essere inquadrato come dipendente per tutto il periodo in cui ha lavorato con un contratto co.co.co. e anche per alcuni giorni successivi, in cui avrebbe continuato a prestare servizio senza firmare alcun contratto. Ma per il giudice, “nei limiti degli slot messi a disposizione”, quindi della disponibilità data dallo stesso fattorino alla piattaforma, “il ricorrente era libero di decidere se e quando lavorare”. Tanto basta, dunque, per escludere la possibilità di essere considerato dipendente dell'azienda perché questa condizione, continua la sentenza, “rappresenta un fattore essenziale dell’autonomia organizzativa, che si traduce nella libertà di stabilire la quantità e la collocazione temporale della prestazione lavorativa, i giorni di lavoro e quelli di riposo e il loro numero”. Un elemento che per il giudice è “incompatibile con il vincolo della subordinazione”.

    

La sentenza riconosce inoltre che anche nel rapporto autonomo il datore di lavoro può dare istruzioni ai dipendenti, nei limiti delle prestazioni che gli affida, e verificarne il rispetto. Così il giudice si pronuncia anche su un altro aspetto delicato, quello dell'algoritmo reputazionale, usato da alcune piattaforme, tra cui questa, su cui sono state sollevate molte critiche perché produrrebbe una pressione sui fattorini, disincentivandoli a rifiutare gli ordini di consegna per non rischiare di avere un rating basso ed essere penalizzati nella scelta dei turni di lavoro. Le decisioni del rider, spiega il documento tirando le somme delle testimonianze raccolte, “non avevano incidenza sul punteggio relativo al livello di gradimento dello stesso, né attivavano il meccanismo definito da alcuni testi come 'abbassamento della fedeltà', da cui dipendeva la possibilità in futuro di prenotare gli slot secondo le proprie preferenze”. In ogni caso, si legge più avanti, un'organizzazione più efficiente dell'attività dell'azienda che tenga conto “del grado di affidabilità” del rider, “non mette comunque in discussione la sua libertà di scegliere giorni e orari di lavoro, sia pure in un ventaglio di possibilità più limitato”. 

   

Al ministero del Lavoro, intanto, la scorsa settimana è tornato a riunirsi il gruppo di lavoro istituito dal ministro Di Maio che coinvolge sindacati e aziende del food delivery. Inizialmente il ministro puntava a far sì che i fattorini fossero riconosciuti come lavoratori subordinati, poi nel corso degli incontri le pretese sono state ridimensionate verso la richiesta di “maggiori tutele”. Dalla scorsa riunione non sono emerse novità rispetto all'ultimo aggiornamento prima dell'estate, concluso senza un accordo e con la decisione di lasciare i lavori in mano ai tecnici del ministero. 

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