Modi dei media per cavarsela. Così Civil insegue l’idea del lettore-padrone

Alberto Brambilla

Roma. L’industria editoriale italiana sembra più concentrata a cercare di recuperare da Facebook e Google una porzione dei profitti che questi ottengono grazie alla diffusione dei contenuti generati dai media. Vogliono riprendersi il “maltolto”, senza però cambiare approccio. In Germania, invece, Axel Springer, editore della Bild e del Welt, ha cambiato modello di business comprando i portali di vendite online (alcuni sono meinestadt.de, immowelt.de, finanzen.ch, idealo.de) che contribuiscono al 70 per cento circa dei ricavi con cui il colosso finanzia l’attività giornalistica. Prima gli inserzionisti pagavano i giornali, ora i giornali comprano gli inserzionisti per ottenere visite ai loro siti web e così pagano i giornalisti. C’è, però, un problema ulteriore.

 

Sempre in Germania, dove nel 1563 venne diffuso il primo foglio di notizie, oggi, secondo un sondaggio Ivw, il 17 per cento degli intervistati dice di non fidarsi dei media. La diffusione di fake news ha colpito la credibilità dell’industria e, di conseguenza, ne risente la capacità di fare profitti per migliorare la qualità e recuperare lettori.

 

Come se ne esce? Dalla convinzione che il “giornalismo è morto” fioriscono piattaforme decentralizzate. Attiva da due anni, la startup newyorchese Civil tenta la “rianimazione” del giornalismo con il blockchain. Ha annunciato di avere raccolto 5 milioni di dollari tramite ConsenSys, azienda che crea app e attività commerciali basate sulla piattaforma blockchain di Ethereum. Metà del denaro è usato per creare delle “newsroom” (il nome che usano per le pubblicazioni, progetti editoriali), l’altra metà per costruire la tecnologia e i servizi per sostenerle.

 

Le “newsroom” sono come qualsiasi altro sito web, ma sono finanziate dai lettori stessi e senza pubblicità. Gli utenti possono pagare per abbonarsi o per fare donazioni in dollari, euro o attraverso il token della piattaforma, Cvl di Ethereum. Molti contenuti saranno liberi da leggere per tutti, ma solo i sostenitori di Civil parteciperanno alla governance del sito e controlleranno che i giornalisti aderiscano alle regole stabilite nella “Costituzione” di Civil. Ovvero niente notizie false, hate speech, scorrettezze, trollaggio. Chi possiede dei token può decidere di espellere i giornalisti colti in fallo. Se, però, i contenuti sono accessibili a tutti, perché pagare per aderire a Civil? Matthew Iles, ceo di Civil, studente di giornalismo diventato imprenditore, crede che dare ai lettori la possibilità di partecipare a una migliore qualità dei contenuti e ai risultati finanziari della piattaforma ripristinerà la fiducia tra lettori e media. Funzionerà? Per ora la giovane Civil ha chiuso una partnership con la vecchia (di 172 anni) Associated Press affinché controlli con il suo meccanismo se qualcuno “ruba” i contenuti della prestigiosa agenzia, la quale, in cambio, darà visibilità alle redazioni di Civil e accesso ai suoi contenuti di agenzia. Ap, che è una cooperativa, sarà proprietaria di alcuni token. Domanda: se altre media company tradizionali entreranno nel progetto non sarà controverso affermare che Civil ha davvero solo il (famoso) lettore come padrone?

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