Quanto fumo attorno all’Ilva

Redazione

Il Movimento 5 stelle ha tradito la sua vocazione alla “trasparenza” in molti modi. Anziché promuoverla dall’interno delle istituzioni fa il contrario, censura e occulta. Luigi Di Maio da ministro dello Sviluppo economico sta dimostrando disprezzo per la “trasparenza”. Per esempio nelle riunioni con i sindacati per la vertenza Ilva lo staff del ministro ha impedito lo streaming online, le riprese e le foto, quando invece per anni questo è stato concesso senza patemi.

  

Più clamoroso è il fatto che Di Maio abbia avviato uno scambio di pareri per capire se la gara che assegna la gestione di Ilva ad ArcelorMittal fosse viziata, ma abbia dato conto solo in serata, con una nota del Mise, del parere dell’Avvocatura dello stato, ovvero quello definitivo per risolvere la disputa e dare al ministro l’opportunità di annullare la gara. Di Maio ha parlato dopo il pressing dei media e dell’opposizione quando invece, secondo diverse fonti, il documento era in suo possesso almeno dalla fine della settimana scorsa. La nota parla di “forti criticità”, di “elementi fondamentali” che porterebbero al “sospetto di illegittimità” nonostante le fonti vicine alla situazione sostengano che l’Avvocatura non ha rilevato “gli estremi per l’annullamento in autotutela e ha rimesso la decisione al governo”.

  

Il documento con il parere dell'Avvocatura comunque non è ancora stato pubblicato. A Di Maio conviene spargere fumo per non assumersi direttamente la responsabilità di fare ripartire il processo di gara a un anno di distanza dall’aggiudicazione ad ArcelorMittal. Dovrà decidere: dal 15 settembre l’acciaieria deve essere assegnata ad Arcelor, e alla fine del mese Ilva non avrà più soldi per continuare a operare, ergo necessiterà di finanziamenti pubblici. E’ il momento di parlare chiaro.

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