Ecco qual è “il caso” Etruria

Redazione

La Corte di appello di Firenze ha annullato le sanzioni comminate nel luglio dello scorso anno dalla Consob a ex sindaci e amministratori di Banca Etruria per le presunte mancanze nel prospetto informativo dell’aumento di capitale del 2013. La motivazione della sentenza ribalta quanto affermato in precedenza da Consob quando l’Autorità di vigilanza sulla Borsa era presieduta da Giuseppe Vegas. Consob sosteneva di avere saputo solo nel 2016 di alcune evidenze emerse tre anni prima dall’attività della Vigilanza ed agì di conseguenza solo quando erano abbondantemente trascorsi i 180 giorni previsti dall’ordinamento per avviare un iter sanzionatorio.

 

Secondo il ricorso, presentato da alcuni ex consiglieri e sindaci di Etruria multati e accolto dalla Corte d’appello, quando la Consob autorizzò la pubblicazione del prospetto informativo sull’aumento di capitale era pienamente consapevole dello stato di difficoltà in cui versava la banca. Non solo la stampa ne aveva dato risalto ma anche la Banca d’Italia aveva comunicato in via riservata di aver raggiunto la convinzione che Etruria non fosse “più in grado di percorrere in via autonoma la strada del risanamento” e doveva aggregarsi con altro istituto. I giudici si chiedono se non fosse abbastanza per Consob per cominciare a indagare sull’offerta di azioni al pubblico per l’aumento di capitale. Delle due l’una, dicono i giudici, o Consob doveva iniziare l’indagine subito oppure il prospetto era correttamente presentato agli investitori e non si poteva irrogare alcuna sanzione. Il problema era dunque l’apatia della Consob. Ora il governo legastellato vorrebbe disarcionare il presidente Consob, Mario Nava, che si ripropone di ridare credibilità all’Autorità. Oppure rimpiangono il suo predecessore?

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