Attacco (premeditato) alla Consob

Redazione

Fin da prima della sua nomina a presidente della Consob, in aprile, Mario Nava aveva affrontato critiche da parte del Movimento 5 stelle e dei commentatori “sovranisti”. Non è mai andato a genio il fatto che da direttore per la Vigilanza finanziaria presso la Commissione europea abbia contribuito a costruire la cornice dell’odiato bail-in, strumento che nelle crisi bancarie infligge perdite a obbligazionisti e soci (ed eventualmente i grandi depositi) invece del soccorso pubblico, a carico dei contribuenti.

 

Lo stillicidio verso l’ex alto funzionario europeo, rispettato all’estero e in patria (dalle persone competenti e dagli operatori di mercato), sta proseguendo ora che i grillini sono arrivati al governo. Sostanzialmente, lo si è visto anche con la decadenza del cda di Ferrovie dello stato e i blitz in Rai, è in corso un’occupazione sistematica delle cariche pubbliche che ora arriva anche alle autorità indipendenti.

 

La presidenza del Consiglio ha chiesto formalmente alla Consob, e poi ottenuto, l’esito degli accertamenti sulla presunta incompatibilità di Nava in quanto aveva ottenuto un distacco triennale dalla Commissione per ricoprire l’incarico all’Autorità di Borsa e non aveva invece chiesto l’aspettativa. Avere un legame con Bruxelles per i grillini è sintomo di non-indipendenza. Da queste parti la vediamo, invece, come una garanzia di credibilità affinché Nava possa continuare anche con i suoi intendimenti di miglioramento interno della Consob, dove, per dire, la lingua inglese è pressoché sconosciuta e la comunicazione via mail è snobbata. Una Autorità che di credibilità residua ne ha ormai poca non ha bisogno di essere oggetto di baruffe politiche, ma soltanto di competenza al vertice (e anche al di sotto).

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