Perché il Nord Stream 2 è motivo di discordia tra Trump e Putin

Gabriele Moccia

Roma. C’è un altro fronte che lega i destini dell’Ucraina a quelli dell’Europa, un tratto geopolitico che in questi giorni collega Kiev alle prossime mosse di Bruxelles. A delinearlo è lo stesso presidente ucraino Petro Poroshenko, che ha detto chiaramente come quello del Nord Stream 2 non sia solo un progetto economico, ma anche un progetto politico, con l’obiettivo di colpire non solo l’Ucraina ma anche i paesi della Nato.

    

Un appello a non isolare l’Ucraina che rischia però di restare intrappolato nel grande gioco che sull’Europa stanno portando avanti le due superpotenze, Stati Uniti e Russia.  Del resto, il braccio di ferro tra Donald Trump e Vladimir Putin in campo energetico continua a tener banco.  Dopo il vertice a due della scorsa settimana, i due leader sono tornati a guardarsi in cagnesco complice la riapertura dei negoziati per il transito del gas russo via Ucraina. Come ha riferito di recente il Commissario europeo per l’Unione energetica, Maros Sefcovic, sul primo round di trattative tra Kiev, Mosca e Bruxelles per la chiusura del nuovo contratto del transito del gas sul 2019, hanno pesato le dichiarazioni americane sul progetto del Nord Stream 2.  Secondo il rappresentante della Commissione, le parti dovrebbero tenere in conto le necessità dell'Europa per le forniture del gas russo nel prossimo decennio, oltre alle modalità per far coincidere la legislazione Ue con i futuri accordi, fornendo una prima apertura, anche su input della Germania, del ruolo energetico russo. Lo stesso Putin, nel corso del summit di Helsinki, ha posto come elemento di distensione nei confronti degli Usa la riapertura dei negoziati sul gas ucraino.

    

Dalla Casa Bianca però si sposano in toto le preoccupazioni di Kiev che teme che i negoziati siano solo un diversivo innescato dal Cremlino per prendere tempo, annullare i precedenti pagamenti di transito e spostare tutti i flussi sul nuovo gasdotto. Il ministro per gli affari economici tedesco, Peter Altmaier, ha detto che la costruzione del Nord Stream non è stata discussa nel dettaglio durante le consultazioni tenutesi a Berlino fra rappresentanti di Russia, Ucraina e Unione europea sul transito del gas. “Non abbiamo parlato del Nord Stream 2, ma piuttosto dei legittimi interessi di sicurezza dell'Ucraina. In ogni caso, è stato sottolineato che in Europa possiamo fare affidamento a consumi del gas crescenti”, ha affermato Altmaier. La Germania punta tutto sul progetto del tubo russo-tedesco e a testimonianza di questo c’è il recente pronunciamento della corte federale di Karlsruhe che ha respinto l’appello presentato da una delle principali associazioni ambientaliste, l’Unione tedesca per la conservazione della natura (Nabu), contraria all’approdo del gasdotto nell’ecosistema marino del Mar Baltico. Del resto, la stampa tedesca ha assunto una linea molto dura con Washington, accusando Trump di voler escludere la Russia dal mercato energetico europeo ma in concreto nessuno può aspettarsi quale saranno le future mosse americane per mettere i bastoni tra le ruote alle direttrici energetiche russe verso l’Europa.

    

Il segretario americano all’Energia, Rick Perry, in occasione dell’ultimo Consiglio Ue-Usa sull’energia, ha fatto intravedere qualcosa affermando come “già oggi dozzine di cargo americani di gas naturale liquefatto (Lng) raggiungono i terminali Ue", ma questi possono ancora aumentare in quanto "presto arriveranno nuove infrastrutture”. Quali siano nello specifico queste infrastrutture è difficile dirlo ma certamente la Casa Bianca ha intensificato in questi mesi le relazioni energetiche con la Polonia e altri paesi dell’Europa dell’est molto vicini all’orbita di Mosca come la Slovacchia. Ancora di recente il presidente slovacco Andrej Kiska, allineandosi alle posizioni trumpiste ha fatto sapere che le riserve su Nord Stream 2 non le ha solo Trump, ma anche la Slovacchia. Bratislava non considera questo progetto in linea con i principi dell'Unione europea e in particolare con l'Unione dell'energia. Trovare fonti di approvvigionamento alternativo a quelle russe però non è in concreto né facile, né veloce, il discorso vale un po' per tutto il blocco dei paesi di Visegrad (Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria e Slovacchia), gli stati baltici e l’Ucraina che, pur volendosi staccare in termini energetici dalla Russia, rischiano di vedersi presto accerchiati dai piani di Mosca sul Nord Stream. Al Cremlino, infatti, si punta in modo particolare all’accordo con la Danimarca per l’ottenimento dei permessi per la costruzione del gasdotto che, come detto dal Ministro dell’energia russo Novak, potrebbero arrivare nella seconda metà del 2018.

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