Liberoscambismo nonsense

Redazione

Contro la posizione liberoscambista del governo sovranista, protezionista e no global si è schierato anche l’“Intergruppo parlamentare No Ceta”. Il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ha dichiarato che il governo italiano ha dato il via libera al Jefta, l’accordo commerciale tra Unione europea e Giappone. Si tratta di una decisione saggia, europeista e in continuità con i governi precedenti, ma che smentisce la Bibbia gialloverde, il “Contratto per il governo del cambiamento”: “Per quanto concerne Ceta, MesChina, Ttip e trattati di medesima ispirazione – c’è scritto – ci opporremo agli aspetti che comportano un eccessivo affievolimento della tutela dei diritti dei cittadini”. Non è menzionato il Jefta, che però è un figlio o un fratello del Ceta, il trattato con il Canada, con cui condivide l’impronta e i princìpi. E’ un “deep and comprehensive trade agreement” che rimuove il 99 per cento dei dazi (che attualmente per l’export europeo ammontano a €1 miliardo di euro), abbatte le barriere non tariffarie, protegge molte denominazioni geografiche. Ma questi trattati non sono solo commerciali, vengono definiti anche “strategici”, perché stanno imponendo un nuovo standard di liberalizzazione globale, in sostituzione del multilateralismo ingolfato, attraverso una rete di accordi bilaterali – con Canada, Giappone e domani Regno Unito – al cui centro c’è l’Unione europea e che permette di aggirare il protezionismo degli Stati Uniti che blocca il Wto e il G7. Detto questo, non si capisce perché lo stesso governo che firma l’accordo col Giappone si opponga strenuamente al Ceta con il Canada, che è identico. Qualcuno dovrebbe dare una spiegazione sensata, anche se il compito è arduo.

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