La lettera bislacca sull'Ilva

Redazione

Il ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio, in un gioco di sponda con Michele Emiliano, ha accolto “prendendo atto” una lettera in cui il presidente della regione Puglia denuncia sospette irregolarità sulla gara con cui tredici mesi fa ArcelorMittal si è aggiudicata il gruppo Ilva. Come suggerito nella lettera, Di Maio ha inviato il fascicolo Ilva all’Anac. Emiliano parla di “zone d’ombra” non chiarite. Ritiene che l’offerta migliore fosse quella della cordata concorrente AcciaiItalia, sostenuta da Arvedi, Leonardo Del Vecchio e l’indiana Jindal, e poi sciolta. Arcelor aveva offerto 600 milioni in più (1,8 miliardi contro 1,2). Il mese scorso Jindal, con l’obiettivo di entrare in Europa, si era proposta di rilevare lo stabilimento di Piombino senza successo.

 

La compagnia indiana è dunque sparita dall’Italia. Arcelor si è impegnata a chiudere tre suoi cluster europei e dalla sua cordata Am Investco si è dovuto ritirare il Gruppo Marcegaglia per adempiere alle richieste della Commissione Ue per rilevare Ilva senza sospetti di monopolio di mercato. E’ da capire quale potere abbia Emiliano di intervenire ex post su una gara pubblica e su una trattativa privata in corso riguardante i livelli occupazionali. Dopo i ricorsi al Tar, Emiliano sta perseguendo l’obiettivo di allontanare Arcelor? Di Maio mostra di assecondarlo e dopo avere prorogato a settembre l’inizio della gestione Arcelor sembra assecondarne anche gli obiettivi. Mossa bislacca. Se l’intento è mettere in difficoltà Arcelor, i due partner in crime dovrebbero rendersi conto che il colosso vince la partita sia se rileva Ilva – ha ciò che vuole – sia se Ilva chiude – si libera di un concorrente. Resta da domandarsi cosa invece ne pensano i 13.700 operai Ilva, i tarantini e i sindacati, Cgil in particolare, se Arcelor abbandonasse il progetto.

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.