Gli economisti organici del governo gialloverde

David Allegranti

Roma. L’economista organico ai tempi del governo giallo-verde usa le statistiche per mentire, fornisce elementi per elettori in cerca di bias di conferma, spaccia per innovazioni innovazioni che non lo erano, perché già esistenti da tempo (è il caso della flat tax per le imprese annunciata dal senatore Alberto Bagnai, già presente dal 1973 con altri nomi). Sta su Twitter, dove ha coniato una “neolingua economica”, come l’ha ribattezzata Ferdinando Giugliano: “La flat tax non è flat”; il “reddito di cittadinanza” non è di cittadinanza; “Quota 100 non è una quota liberamente raggiungibile”; “Flessibilità = indebitamento”. L’economista organico un tempo era Renato Brunetta, che nel 2012 ogni giorno pubblicava dati e grafici per dimostrare che “l’andamento dello spread italiano come quello di altri paesi non dipende dal governo Monti o da quello Berlusconi, ma dalla debolezza della governance europea”. Peccato che Brunetta con il suo “tormentone”, come lo aveva ribattezzato, si concentrasse sulla media del valore dello spread e non sulla tendenza. Non è un mestiere di poco conto quello di “mentire con le statistiche”, come da preciso manuale di Darrell Huff.

 

Lorenzo Fioramonti, professore in un’università del Sudafrica, due giorni fa utilizzava un grafico del Financial Times a proprio uso e consumo, spiegando come esso indicasse “chiaramente che la Banca Centrale Europea ha mollato massicciamente l’acquisto di di titoli italiani dopo le elezioni di marzo, dopo crescita regolare negli anni precedenti”. A parte il fatto che la diminuzione degli acquisti era stata programmata per tempo e che se la Bce avesse comprato più titoli italiani avrebbe fatto pensare ad una outright intervention, che fa solo per paesi assistiti dal Fondo salva stati, l’aspetto surreale è che i gialloverdi sono antieuro ma ora vogliono che la Bce compri i bond italiani a caso. Insomma, l’Europa va bene solo quando fa comodo. A guardare i dati nella loro completezza, poi, nel mese di maggio la Bce ha acquistato 3,6 miliardi di euro di titoli italiani, vale a dire una quantità superiore a quella di gennaio e marzo. Come osserva Riccardo Puglisi nella premessa all’edizione italiana del libro di Huff, “l’inganno nell’uso dei dati statistici sta nel far credere che questi dati supportino una certa verità o interpretazione della verità, quando invece la verità è un’altra o ci sono altre dieci interpretazioni legittime alla luce di quegli stessi dati. Alla base di questo uso ‘improprio’ della statistica vi è spesso e (mal)volentieri un intento doloso, ovvero la volontà ben formata di ingannare il destinatario del messaggio”.

 

Altre volte, dice Puglisi, “non vi è dolo, ma colpa grave, cioè chi crea o utilizza il dato statistico ignora colpevolmente le proprietà e i limiti delle conclusioni che si possono trarre da quel dato. A volte il confine tra dolo e colpa grave è assai incerto, poiché l’inconscio di chi usa dati statistici induce a sbagliare sempre nella direzione a lui più favorevole. Un po’ come nel caso del cassiere al supermercato (amabilmente citato da Huff) che – chissà perché – quando si sbaglia dà spesso meno resto del dovuto”. In altri casi poi “chi presenta i dati statistici ha in mente una finalità diversa da quella di informare (non pochi giornalisti vogliono per esempio ‘fare sensazione’ con i loro articoli), e l’effetto collaterale consiste nel fornire interpretazioni scorrette dei dati, perché esagerate in un senso o nell’altro, e che spesso si rivelano assurde. Soltanto però se si ha il tempo di dare una seconda occhiata”. Non bisogna dimenticare infine “il rischio di una collaborazione al dolo o alla colpa da parte della stessa persona che legge un certo dato statistico e preferisce farsi ingannare, perché nel breve periodo è più felice così, sentendosi raccontare una storia che è più piacevole della verità”. I complottisti no euro non vedono l’ora, nei loro panni di economisti organici, di spiegarci perché la Bce tenti costantemente di danneggiare la sovranità popolare. Ora che c’è il governo del professor Giuseppe Conte, l’Italia riuscirà finalmente a spezzare le reni a Mario Draghi?

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