La gig economy si dà una regolata. Gli strepiti sindacali e "luddisti" erano esagerati

Maria Carla Sicilia

Il nuovo biglietto da visita con cui Uber tenta di ripresentarsi all'opinione pubblica e davanti ai tribunali delle città che vogliono bandirlo prevede polizze assicurative e maggiori attenzioni per i suoi lavoratori. "Uber non sarebbe la realtà che è senza gli autisti e i corrieri partner che sono il cuore del nostro servizio. Nel corso del tempo però lo abbiamo perso di vista – ha detto ieri a Parigi il ceo Dara Khosrowshah, durante il vertice Tech for good, organizzato dal presidente Emmanuel Macron – Ci siamo concentrati troppo sulla nostra crescita e non abbastanza sulle persone che l'hanno resa possibile". Una sorta di mea culpa, che ha preceduto la presentazione dell'accordo con l'assicurazione Axa, con cui Uber offrirà la copertura per malattia, infortunio, congedo di maternità e di paternità a tutti i 150 mila autisti e corrieri che lavorano tramite l'app in Europa. 

  

La novità non ha convinto del tutto i sindacati e al Guardian un rappresentante degli autisti inglesi ha detto: "Se a Uber importa davvero dei lavoratori sui quali l'azienda fa affidamento, dovrebbe smetterla di combatterli in tribunale e dare agli autisti i diritti che gli spettano secondo la legge". A Londra, la start up di Khosrowshah è stata attaccata più o meno per gli stessi motivi per cui in Italia alcuni riders hanno fatto causa a Foodora, cioè mettendo in discussione il rapporto di lavoro autonomo con cui queste aziende della gig economy assumono i lavoratori. Uber, che come Foodora e Deliveroo non intende trasformarsi in un'azienda con migliaia di dipendenti, ha spesso sostenuto che la flessibilità dei contratti autonomi è ciò che attrae la maggior parte dei suoi conducenti, interessati ad avere solo un lavoro a chiamata. E per mostrarsi come un "partner migliore" ha preferito cedere sulle tutele sanitarie. Tra circa un mese l'azienda dovrà inoltre affrontare il tribunale di Londra, città che rappresenta il suo mercato più grande, per sapere se sarà rinnovata o meno la sua licenza a operare, dopo che per "motivi di sicurezza" l'Autorità dei trasporti ha deciso di revocarla. 

 

Può essere che le pressioni su diversi fronti abbiano spinto Uber a rivedere la sua politica verso gli autisti, come ha già fatto qualche settimana fa anche Deliveroo, presentando un'assicurazione per le spese mediche e i mancati guadagni dei riders in caso di infortunio. Probabilmente questo sarà anche un elemento che l'azienda sottoporrà all'attenzione del tribunale di Londra, che ha in mano il rinnovo della sua licenza. Ma il fatto che Uber abbia deciso di muoversi in questa direzione crea un precedente per tutte le altre aziende della gig economy, chiamate a decidere se entrare in una fase di maturità o restare "in fasce". Le pretese dei sindacati e delle organizzazioni autonome forse non si placheranno con la stipula di un'assicurazione, dal momento che l'obiettivo è ottenere contratti di lavoro subordinato, ma è comunque un segnale di auto regolamentazione di un settore che si trova in un buco normativo e al momento si dà delle regole di caso in caso, di vertenza in vertenza. 

     

Dopo molto allarme nei confronti delle condizioni dei suoi lavoratori, anche Amazon è scesa a compromessi con i sindacati siglando un accordo per lo stabilimento di Piacenza, lo stesso che ha scioperato durante il black friday lo scorso novembre. Non c'entra con l'economia dei lavoretti a chiamata, ma la storia è altrettanto utile per capire come si evolvono i rapporti tra i "nuovi" attori del mondo del lavoro e i vecchi rappresentanti. Ci sono voluti cinque mesi perché la vertenza si concludesse e martedì le organizzazioni sindacali, che per la prima volta sono riuscite a trattare con la multinazionale di Jeff Bezos, hanno chiuso un accordo definendolo "storico". Oltre a un aumento di retribuzione per i turni notturni, che ora saranno assegnati solo su base volontaria, le nuove regole prevedono anche una diversa gestione del lavoro nei fine settimana. L'intervento dei sindacati confederali probabilmente ha fatto la differenza per l'esito del caso, mentre nel contesto della gig economy le organizzazioni storiche faticano a entrare. Ne è una prova lo sciopero dei fattorini in bicicletta e motorino convocato per domani dalla Filt Cgil, dopo l'incidente che la settimana scorsa ha riguardato un ragazzo che lavora per Just Eat. Come racconta Linkiesta molti riders non parteciperanno perché non sono stati coinvolti e la stessa Cgil non ha le idee chiare su cosa aspettarsi.

  

I casi di Uber, Deliveroo e Amazon lasciano intuire in una trasformazione naturale verso formule più accomodanti per i lavoratori, ma mostrano anche che servono pretese ragionevoli e fattori di pressione. Una rappresentanza frammentata dei lavoratori probabilmente non è molto d'aiuto. 

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