Perché l’idea balzana di farsi condonare il debito è già un autogol. Parla Guiso

Luciano Capone

Roma. “Si rimane un po’ interdetti. E’ come se una persona che ha un mutuo si presentasse agli sportelli della banca e dicesse: ‘Non è che mi cancellate il 20 per cento del mio mutuo?”. Commenta così Luigi Guiso, economista all’Università Roma Tor Vergata, la proposta contenuta nella bozza di “Contratto per il governo del cambiamento” che prevede la cancellazione di 250 miliardi di titoli di stato italiani “in pancia” alla Bce. “A una richiesta del genere una banca risponde semplicemente: ‘Perché mai dovrei farlo?’, ammesso che possa farlo”, dice Guiso. “Nel caso della Bce il problema è analogo, anche perché banalmente non è nelle sue facoltà”. E infatti a Francoforte sono tutti abbastanza sconvolti da un programma di governo che contiene un’idea così balzana, che è in netto contrasto con i trattati europei che vietano qualsiasi forma di monetizzazione del debito degli stati. Si può però immaginare che un vero “governo del cambiamento” possa cambiare i trattati e lo statuto della Bce. “Ma no, è una cosa che non è ipotizzabile in questi termini - dice Guiso al Foglio -. La Bce, essendo una banca centrale di diversi paesi, è stata creata appositamente per non monetizzare i disavanzi dei singoli paesi, è stata creata intenzionalmente con questo obiettivo. Gli italiani, quando hanno aderito al progetto, avevano memoria dei tassi di inflazione elevati che hanno devastato il paese negli anni passati e hanno aderito all’unione monetaria proprio con queste intenzioni. E così pure gli altri paesi. C’è un patto collettivo che ha disegnato le istituzioni in un determinato modo, che non può essere manomesso unilateralmente, a discrezione di uno dei partecipanti”.

 

Detta così sembra quasi che l’Eurozona sia immutabile, eppure abbiamo visto in questi anni che è cambiata molto e la Bce ha fatto politiche monetarie che nessuno avrebbe immaginato. “Ma se ci sono problemi in un’istituzione – dice Guiso – un approccio serio è proporre un progetto di rivisitazione del disegno dell’istituzione, ma che sia collettivamente accettabile. Devi prima dimostrare che la banca centrale così com’è oggi non funziona bene, dopodiché fai una proposta che deve essere accettata dagli altri”. Altrimenti? “Altrimenti ti fai la tua banca centrale ed esci dall’euro. Ma anche quando è nazionale, una banca centrale deve essere autonoma e divorziata dal Tesoro, è un percorso che abbiamo già fatto intenzionalmente per evitare che lo stato emettesse troppo debito”.

 

Questo è il punto. Lo sconcerto per una trovata come la cancellazione del debito da parte della Bce non deriva dal fatto che sia stata proposta, ma solo pensata da chi si appresta a governare un paese con un debito come quello italiano. Perché, se anche si tratta di una cosa talmente assurda da essere irrealizzabile, produce degli effetti e delle conseguenze immediate. “L’Italia ha un debito pubblico enorme, del 130 per cento del pil, che è detenuto in buona parte da investitori stranieri, professionali e istituzionali. Gli investitori ti fanno credito perché credono che tu lo possa restituire, il giorno in cui iniziano a dubitare della tua affidabilità, della tua capacità e della tua volontà di restituire i soldi iniziano a vendere o a chiedere rendimenti più elevati. Mettendo una richiesta di abbuono da 250 miliardi in un documento, il segnale che stai mandando è che non vuoi pagarlo. Spero la cancellino”. (In effetti, in una nuova versione della bozza, la proposta viene messa in maniera più ambigua “proporremo che i titoli di stato di tutti i paesi già acquistati dalla Bce con il Qe siano esclusi dal calcolo del rapporto debito-pil”).

 

Se a queste idee affianchi un programma in cui affermi di voler aumentare la spesa ed espandere il deficit e indichi la volontà di introdurre un meccanismo di uscita dalla moneta unica, rischi di causare una crisi finanziaria. “Il problema che non si capisce è che tu non decidi l’uscita dall’unione monetaria, se fai annunci del genere e insinui il dubbio negli investitori vieni forzato a uscire e a uscire in malo modo. Non c’è tempo per i referendum, gli euro usciranno dall’Italia prima che l’Italia esca dall’euro. La gente scappa e mette al sicuro i risparmi. Non siamo a questo punto ovviamente, ma bisogna fare attenzione alle parole che si usano”. Le parole fanno danni? “L’impatto sullo spread lo si vede immediatamente, non è eccessivo, ma sullo stock di debito che abbiamo sono diversi miliardi che spendiamo in più”. E’ già partito il grido di battaglia contro gli speculatori, la finanza internazionale e i traditori della patria. “Certo, il complotto, è sempre così. Questo è il livello, che cosa dobbiamo fare? Cercare di mettere un po’ di razionalità nel dibattito pubblico. Non c’è bisogno di complotti stranieri, da noi bastano i locali”.

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.