A cosa deve rinunciare ArcelorMittal per avere l'Ilva

Maria Carla Sicilia

Con il via libera della Commissione europea sull'acquisizione di Ilva da parte di ArcelorMittal, sottoposta a una serie di condizioni, presto saranno rimescolate le carte nel settore siderurgico europeo. Per poter completare l'acquisto dell'impianto di Taranto ArcelorMittal dovrà infatti mettere in vendita una serie di asset che valgono quasi 7 milioni di tonnellate di acciaio, così da evitare un accentramento in grado di alterare gli equilibri del mercato siderurgico in Europa. 

     

ArcelorMittal, a capo della cordata AmIvestco che si è aggiudicata con una gara pubblica l'acciaieria italiana è infatti il maggior produttore di prodotti piani in acciaio al carbonio d'Europa e l'impianto di Taranto, potenzialmente il più grande d'Europa con una capacità di 10 milioni di tonnellate (limitati a 6 per vincoli ambientali), ha un valore e una posizione assai strategiche. Per bilanciare l'aumento di produzione che deriverebbe dall'acquisizione del polo pugliese, ArcelorMittal aveva presentato poche settimane fa un piano all'Antitrust europeo che prevede la cessione di sei impianti siderurgici oltre a un certo numero di attività di distribuzione in Francia e in Italia. In cambio dell'Ilva, ArcelorMittal è disposto a rinunciare all'impianto di Ostrava, in Repubblica Ceca, a diverse linee di produzione in Belgio, a Liegi, agli stabilimenti di Dudelange, in Lussemburgo, di Galati, in Romania, di Skopje, in Macedonia e al polo italiano di Piombino. Inoltre, come già confermato da Emma Marcegaglia in marzo, ArcelorMittal ha proposto anche di estromettere il gruppo Marcegaglia, un grande concorrente nei laminati zincati, dal consorzio che acquisterà l'Ilva: ciò eviterà un rafforzamento dei legami tra tre società che operano negli stessi mercati. 

  

Sommando la capacità di produzione di quattro degli impianti nella lista (quelli di cui è disponibile il dato: Dudelange, Ostrava, Galati e Piombino) si arriva a 6,7 milioni di tonnellate di acciaio. Tanto è disposta a cedere ArcelorMittal per rilevare uno stabilimento che nel febbraio 2017 fu lo stesso ceo di ArcelorMittal Europe, Geert Van Poelvoorde, a definire in una "condizione disastrosa" dal punto di vista produttivo e di skill professionali. La sua produzione inoltre doveva arrivare a 8 milioni di tonnellate nel 2020, secondo i piani presentati da ArcelorMittal a febbraio 2017, ma pochi mesi dopo il ministero dello Sviluppo economico ha ridotto del 25 per cento, a 6 milioni di tonnellate, il limite alla produzione dello stabilimento. 

        


 

Gli impianti in vendita 

  

L'impianto di Dudelange è uno dei nove stabilimenti in Lussemburgo, dove ArcelorMittal ha il suo quartier generale. Da solo ha una capacità produttiva di 900mila tonnellate impiegate per realizzare laminati a caldo e a freddo e altri prodotti per l'automotive, l'edilizia, gli imballaggi e gli elettrodomestici e impiega direttamente circa duecento persone. 

  

Ad Ostrava il gruppo siderurgico produce annualmente oltre 2 milioni di tonnellate di acciaio, utilizzato principalmente nell'edilizia e nei macchinari. Oltre a rifornire il mercato interno della Repubblica Ceca, l'azienda esporta da qui i suoi prodotti in altri 40 paesi. Con i suoi 6.500 lavoratori l'impianto è anche il più grande produttore di barriere di sicurezza stradale del paese. Solo un mese fa il gruppo ha investito nello stabilimento 80 milioni di corone, con lo scopo di potenziare la produzione di barre piatte per l'industria automobilistica.

    

    

Galati, nel sud-est della Romania, ArcelorMittal è proprietario di 6 stabilimenti in cui impiega circa 5.600 persone con una capacità produttiva di 3 milioni di tonnellate di acciaio. L'impianto macedone di Skopje produce bobine e fogli laminati a freddo, bobine zincate e preverniciate vendute principalmente sul mercato locale. In provincia di Liegi, in Belgio, ArcelorMittal rinuncerà a due linee di galvanizzazione che si trovano nello stabilimento di Flemalle e ad alcune linee nell'impianto di Tilleur, in particolare relative alle attività di decapaggio a caldo, a freddo, laminazione a freddo e di banda stagnata.  

L'impianto di Piombino, acquistato nel 2002 da Arcelor, ha una capacità di 800mila tonnellate secondo i dati diffusi dal gruppo e impiega circa 600 persone che producono laminati di acciaio zincati e preverniciati. Appartengono ad ArcelorMittal Piombino  anche il sito di Avellino e il sito di Canossa, in provincia di Reggio Emilia. 

 


   

La proposta del gruppo, esaminata dall'Antitrust, "ha completamente dissipato i timori della Commissione" rispetto alla possibilità di un aumento dei prezzi dell'acciaio in Europa, ha detto il commissario alla Concorrenza Margrethe Vestager, che ora dovrà monitorare la vendita di questi siti produttivi valutando il profilo dei potenziali acquirenti. Una delle preoccupazioni della commissione è quella di cedere gli impianti a uno o più acquirenti in grado di garantire la continuità della loro produzione, in un contesto di concorrenza che gioverebbe al meccanismo dei prezzi. ArcelorMittal a riguardo si è impegnata a organizzare una procedura di vendita "aperta, non discriminatoria e trasparente relativa al pacchetto di cessioni, cui potranno partecipare tutti gli operatori potenzialmente interessati".

  

"Ora manca solo l'accordo sindacale e poi finalmente, dopo anni di crisi e problemi, Ilva potrà diventare un'acciaieria competitiva e all'avanguardia nella protezione dell'ambiente e delle persone – ha commentato su Twitter il ministro Carlo Calenda – Non perdiamo questa occasione per Taranto e per l'Italia". In settimana riprenderanno le assemblee negli impianti e i sindacati non escludono uno sciopero generale per chiedere che vengano mantenuti tutti i 14mila dipendenti, invece che 10mila come prevede il piano di ArcelorMittal. 

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