Elon Musk. Foto LaPresse

Perché un capo troppo elettrico non giova a Tesla

Maria Carla Sicilia

La trimestrale è in rosso, anche se va meglio delle attese. Essere arrogante con gli analisti però non aiuterà Musk a recuperare la fiducia del mercato

Per il quinto trimestre consecutivo Tesla ha chiuso i suoi conti in rosso, registrando perdite per 709,6 milioni di dollari e ricavi in aumento a 3,41 miliardi, superando le (basse) aspettative degli analisti. L'appuntamento di ieri era importante per Elon Musk, chiamato a dare spiegazioni su come intende affrontare le difficoltà che in questo periodo hanno minacciato la riserva di fiducia di cui Tesla gode sui mercati, la stessa che fino a ora ha permesso alle azioni di crescere di valore senza una corrispondente crescita degli utili. Tuttavia il confronto non è andato nel migliore dei modi: se ricevere dati negativi non è una novità per gli analisti, avere di fronte un ceo visibilmente irritato dalle loro domande, sì. "Scusami. Il prossimo, andiamo avanti. Le domande noiose e ossessionate non sono belle. Il prossimo?", ha risposto Musk a uno degli analisti durante la conference call.

       

  Musk ha presentato ricavi in crescita grazie all'aumento dei margini di profitto delle Model S e X, tuttavia ha confermato i timori degli investitori quando ha detto di aver bruciato 700 milioni di liquidità negli ultimi tre mesi, lasciando in cassa 2,7 miliardi circa. Da qui la preoccupazione degli analisti, che hanno insistito sull'ipotesi di cercare nuovi fondi, ricevendo da Musk un secco "no" come risposta. Con investimenti di circa 2,3 miliardi previsti nel corso dell'anno, anche le più generose previsioni sul flusso di cassa in aumento – sempre che gli sforzi per accelerare sulla produzione di Model 3 funzionino – sembrano comunque una garanzia poco solida. 

    

Rispetto allo stesso trimestre dell'anno scorso le vendite di auto sono in crescita del 19 per cento e rappresentano guadagni per 2,74 miliardi, mentre le consegne sono cresciute del 20 per cento tenendo conto delle circa 8 mila Model 3 che hanno bilanciato la diminuzione delle Model S e X. A crescere oltre le aspettative degli analisti sono state le vendite di pannelli solari e batterie, che hanno portato 410 milioni nelle casse di Tesla (il 92 per cento in più dell'anno scorso).

   

Nell'occasione il ceo di Tesla ha di nuovo confermato gli obiettivi di produzione della Model 3, promettendo di arrivare entro giugno all'ambito record (già rimandato due volte) di 5 mila vetture a settimana: "L'obiettivo è quello di produrre 5.000 di queste vetture a settimana entro la fine di giugno, sebbene la nostra precedente esperienza abbia dimostrato che è difficile fare previsioni accurate sui tassi di produzione". Al momento lo stabilimento di Fremont, in California, è fermo a circa 2.200 unità a settimana e l'aumento di produttività è uno dei maggiori grattacapi per Musk, che poche settimane fa ha tuittato di essersi trasferito in fabbrica passando lì notte e giorno. Intanto l'ultimo problema in ordine cronologico è una causa legale da circa 2 miliardi di dollari – praticamente quanto Tesla ha in cassa dopo questo primo trimestre – che riguarda il camion elettrico presentato a novembre scorso. Secondo Nikola Motors, azienda che produce mezzi pesanti con motorizzazioni alternative, il prototipo di Musk sarebbe simile sul piano del design e dell'aerodinamica a un modello a idrogeno brevettato nel 2016 e per questo chiede un risarcimento miliardario. 

  

  

A questo punto, come fa notare Bloomberg, credere che Tesla ce la farà a superare tutto iniziando a produrre utili dipende ancora una volta dalla fiducia che si ha nei confronti di Elon Musk. Probabilmente essere stato arrogante con gli analisti evitando di rispondere alle loro domande, nonostante i numeri poco incoraggianti che sono stati presentati, non è il modo migliore per riconquistare la loro fiducia. 

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