Lo stallo politico italiano preoccupa Bruxelles

David Carretta

Bruxelles. La Commissione europea ha lanciato il suo primo avvertimento serio sui pericoli della prolungata crisi politica in Italia sulle prospettive di crescita e la sostenibilità del debito. “I rischi sulle previsioni di crescita sono diventati più orientati al ribasso. Le incertezze politiche sono diventate più pronunciate e, se prolungate, potrebbero rendere i mercati più volatili e avere un impatto sul sentimento economico e i premi del rischio”, dicono le previsioni economiche di primavera pubblicate oggi dalla Commissione.

 

Lo stallo politico a Roma e il pericolo di una marcia indietro sul percorso di risanamento graduale e riforme imboccato negli ultimi cinque anni potrebbero far schizzare verso l'alto i rendimenti, mettendo in dubbio la capacità dell'Italia reggere, malgrado il fatto che a prima vista i dati sembrino buoni. Secondo la Commissione, la crescita dell'Italia è confermata al 1,5 per cento nel 2018 (lo stesso livello del 2017), il deficit dovrebbe scendere dal 2,3 al 1,7 per cento, mentre il debito pubblico dovrebbe aver superato il picco del 132 per cento del 2016 per scendere progressivamente verso quota 130,7 per cento quest'anno.

 

Ma l'Italia rimane ultima per la crescita sia nella zona euro sia nell'Unione Europea (con il Regno Unito in fase di Brexit). I dati per il 2019 segnalano un rallentamento pericoloso al 1,2 per cento. Inoltre, qualunque forma abbia, il prossimo governo si troverà confrontato alla richiesta di manovre pesanti. Per il 2018 il buco dell'Italia in termini di saldo netto strutturale si avvicina ai 5 miliardi di euro, visto che l'aggiustamento strutturale è inferiore allo 0,3 per cento di Pil richiesto la scorsa estate dalla Commissione in una lettera. “Cinque Stati membri dell'area euro con alte ratio di debito Pil (Belgio, Spagna, Francia, Italia e Portogallo) secondo le stime avranno un considerevole deficit strutturale nel 2018 e di conseguenza hanno necessità di aggiustamenti”, si legge nelle previsioni della Commissione. La manovra necessaria per il 2019 potrebbe arrivare a circa 15 miliardi di euro, a causa di un peggioramento del deficit strutturale dello 0,3 per cento contro un miglioramento dello 0,6 per cento previsto dalle regole del Patto di Stabilità e Crescita.

 

In generale, la situazione continua a essere positiva per la zona euro e l'Ue a 28, che dovrebbero crescere del 2,3 per cento nel 2018, prima di rallentare al 2 per cento nel 2019, secondo le previsioni della Commissione. Con il 2,4%, i tassi di crescita nel 2017 hanno superato le attese, raggiungendo il livello più alto in 10 anni, ha spiegato la Commissione. Il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, ha riconosciuto che c'è stato una decelerazione a inizio 2018. Ma “stimiamo che questo rallentamento sia dovuto a fattori temporanei, in particolare un inverno più freddo”, ha spiegato Moscovici. Il rallentamento nel 2019 potrebbe essere determinato, tra l'altro, dall'adattamento della politica monetaria della Banca centrale europea. I consumi privati rimangono dinamici, mentre le esportazioni e gli investimenti si sono intensificati. La disoccupazione continua a scendere con livelli vicini a quelli precedenti alla crisi (secondo le stime dovrebbe arrivare al 8,4 per cento nel 2018 e al 7,9 per cento nel 2019, mentre l'Italia rimarrà al 10,8 per cento e 10,6 per cento). L'inflazione dovrebbe invece restare stabile al 1,5 per cento nel 2018 (1,2 per cento per l'Italia). Ma sulle prospettive della zona euro pesano rischi di revisione al ribasso, in particolare a causa della minaccia protezionista.

Sul fronte dei conti pubblici, nel 2018 tutti gli Stati membri della zona euro dovrebbero passare sotto la barra del 3% di deficit prevista dal Patto di Stabilità e crescita. Visti i “rischi accresciuti che si profilano all'orizzonte” per la zona euro “dobbiamo approfittare di questo periodo favorevole per rendere le nostre economie più resilienti”, ha detto il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis. “Questo significa costituire riserve di bilancio, riformare le nostre economie per stimolare la produttività e gli investimenti e rendere il nostro modello di crescita più inclusivo”, ha avvertito Dombrovskis.

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