Dovremmo pensare a un ministero per la Digitalizzazione?

Stefano Cianciotta* e Angelo Deiana**

Roma. Alla ripresa economica manca in Italia il contributo del settore delle infrastrutture. Dal 2016 paradossalmente il problema non è stato più quello di individuare le risorse quanto la reiterata incapacità delle amministrazioni locali di programmare, pianificare ed eseguire gli interventi, vanificando nei fatti importanti misure di rilancio per le infrastrutture previste dal governo già nella programmazione di Bilancio del 2017 (più 23 per cento di risorse). I comuni, inoltre, hanno ridotto nel 2017 la spesa per investimenti in opere pubbliche di circa 800 milioni. Un risultato fortemente negativo dopo un 2016 chiuso con una diminuzione di spesa di 1,7 miliardi, nonostante la possibilità concessa dall’allora governo Renzi ai comuni virtuosi di andare in deroga al Patto di stabilità.

 

Nel prossimo decennio gli investimenti in infrastrutture conosceranno nel mondo un dinamismo senza precedenti, sostenuto soprattutto dalla Cina. Sarà dunque fondamentale anche in Europa e in Italia ricominciare a investire, perché la competitività del mondo globale passerà sempre di più dalla capacità sviluppare le infrastrutture fisiche/digitali, velocizzando anche i processi amministrativi delle agevolazioni fiscali, dello snellimento dell’iter autorizzativo e della individuazione di partner economici qualificati.

 

Le Zone economiche speciali a fiscalità agevolata hanno garantito in Europa il rilancio dell’Irlanda e la crescita della Polonia, il cui pil da un decennio è più del doppio della media Ue. In Italia di Zone franche urbane si parla senza alcun esito dal 1994, ed anche il nuovo Codice dei contratti dei lavori pubblici – licenziato per snellire e semplificare le procedure – è stato imbrigliato dalle beghe tra il governo, il legislatore e l’Anac con 300 revisioni legislative. C’è bisogno pertanto di stimolare un percorso strutturato che avvii anche in Italia la costruzione di un ecosistema positivo e dinamico di relazioni ed interconnessioni. Bisogna iniziare a pensare a rete anche attraverso un nuovo piano di sviluppo delle grandi opere infrastrutturali con il relativo contributo degli eventuali concessionari. Anche perché l’unico motivo sostenibile per la concessione di monopoli ai privati è nel miglioramento continuo delle reti.

 

Senza poi dimenticare che le problematiche legate alla digital trasformation stanno impattando assetti sociali, demografici, economici ed istituzionali a livello globale. Per questo motivo anche in Italia il concetto di Smart Valley sembra risultare la soluzione più adeguata per superare la logica territoriale dei Distretti Industriali e le stesse Smart cities (pochissime peraltro). E’ la sfida culturale verso il punto di equilibrio della pianificazione urbanistica intelligente che utilizzi in maniera sostenibile le risorse naturali, e “consumi il suolo” solo per valorizzare il capitale umano di chi vive ed opera nelle nuove comunità digitali. Per non parlare del tema strategico dell’infrastruttura delle competenze su cui si potrebbero scrivere fiumi di parole. Un solo esempio: a quando un Linkedin italiano con tutte le competenze del personale della Pa?

 

Per rendere concrete queste affermazioni occorre però che il futuro esecutivo istituisca un ministero ad hoc per la Digitalizzazione, sull’esempio tedesco e anche francese. Le Casse depositi francese e tedesca investono nelle infrastrutture digitali e questo è considerato un buon motivo – dai sostenitori della nazionalizzazione delle reti telefoniche – per giustificare il recente ingresso di Cdp in Telecom. La Grosse Koalition di Angela Merkel ha appena istituito un ministero per gli Affari Digitali, che è guidato da Dorothee Baer. Al ministero sono stati attribuiti tutti i poteri per gestire e coordinare le risorse previste nel Piano nazionale della digitalizzazione con cui il governo tedesco prevede di attrarre investimenti pubblici e privati per 100 miliardi. L’obiettivo è quello di trasformare la Germania in una Gigabit society entro il 2025.

 

Per questo è importante porsi una domanda: vogliamo essere sempre i secondi o i terzi?

 

* Stefano Cianciotta è presidente dell'Osservatorio infrastrutture Confassociazioni

**Angelo Deiana è presidente di Confassociazioni

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