Il pessimismo razionale di due economisti su un esecutivo in deficit

Luciano Capone

Roma. Probabilmente confermeranno la fama di “scienza triste” dell’economia, ma sia Roberto Perotti che Guido Tabellini si dicono “non ottimisti” sulle linee di politica economica di questa legislatura. In realtà “non ottimisti” è un eufemismo, il quadro che delineano è molto fosco. Intanto come sta l’Italia? “E’ difficilissimo leggere l’economia italiana – dice Perotti, economista della Bocconi, al Foglio – l’Europa va a mille e la Commissione dice che non è mai stata così in buona salute. L’Italia va benino, ma se l’Europa dovesse invertire la rotta o rallentare, dal punto di vista ciclico arriverebbero tempi non buoni”.

 

M5s e Lega, le forze che hanno vinto le elezioni e che stanno discutendo per la formazione del nuovo governo, puntano su politiche in deficit. E’ il momento giusto? “Se le proposte sono quelle – dice l’ex commissario alla Spending review – c’è da preoccuparsi sia se fossimo in recessione sia se fossimo in espansione. Per due motivi. C’è il rischio di far saltare i conti pubblici e, al di là di quello che dice l’Europa che se decidessimo di fare molto deficit non ci manderà certo i carri armati, il problema sono i mercati. Il vero rischio concreto è di tornare al 2011”. E il secondo motivo? “Non è affatto ovvio che le politiche che propongono siano la cosa giusta da fare, anche se potessimo permetterci più disavanzo”. C’è quindi la possibilità che il pericolo finanziario blocchi le promesse? “No, il M5s e la Lega hanno un odio latente contro l’Europa, devono far vedere che battono i pugni sul tavolo, devono farlo da un punto di vista politico-mediatico. Non ho il minimo dubbio che in nome della retorica dello ‘choc fiscale’, che ha fatto sempre tanti danni, aumentino il deficit”. Sarà una legislatura persa o un governo M5s-Lega può fare cose positive? “Sul terreno economico faranno pasticci, ma questi due partiti hanno intercettato un’esigenza della popolazione su fronte della sicurezza e della giustizia. Non so se hanno il capitale umano per fare riforme difficili in questi campi, ma hanno le idee e un mandato elettorale chiaro”.

 

Guido Tabellini è forse più pessimista del collega. “Lo scenario è molto negativo – dice l’ex rettore della Bocconi – non c’è la consapevolezza dell’urgenza di far scendere il debito pubblico. Ora siamo protetti dallo scudo della Bce e la congiuntura è molto buona, ma non durerà a lungo. Il quantitative easing finirà a settembre, la ripresa negli Stati Uniti e in Germania è una delle più lunghe ed è possibile che arrivi una flessione, la politica monetaria tornerà a normalizzarsi e i tassi nel resto del mondo saliranno. E’ probabile che la congiuntura peggiori ed è molto pericoloso non far scendere un debito così alto come il nostro”. Il paese non sembra preoccupato. “Non c’è nessuna consapevolezza, e temo che sia una conseguenza delle politiche di Qe della Bce, che sono state giustissime, ma hanno creato un anestetico che ha permesso ai politici di fare promesse inconsistenti”. C’è però la volontà di rassicurare i mercati con figure autorevoli. Il suo nome, come quello di Carlo Cottarelli, circola come possibile ministro di garanzia. “Non sono a conoscenza di ipotesi che mi riguardano, non ci sono stati contatti– dice Tabellini –. Ma nella situazione attuale un nome non serve a niente. Può aiutare il prossimo governo, ma per dare credibilità verso l’esterno contano le politiche che si mettono in campo”.

 

Lega e M5s rinunceranno alle loro promesse? “Forse cercheranno una via di mezzo, ma non possono smentirle completamente. Un governo di forze eterogenee, poi, vuol dire che incomberà sempre la possibilità di una fine anticipata della legislatura e quindi saremo in campagna elettorale permanente”. Anche Lega e M5s sono preoccupati per il debito alto, solo che vogliono ridurlo aumentando il deficit e attraverso la crescita. “E’ molto implausibile, contraddice tutto ciò che sappiamo sulle determinanti del debito pubblico. Le stime sul moltiplicatore keynesiano non consentono di essere così ottimisti. Aumentare il disavanzo può essere sensato in recessione, ma non lo è certamente oggi. Ora è il momento di mettere i conti a posto per preparasi alla prossima recessione”. E se la politica va nella direzione opposta? “Prima i mercati ci avvertono e meglio è”.

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