Calenda e Arcuri mangiano i Nutella Biscuits. Ferrero sceglie la Basilicata per la nuova produzione

Mariarosaria Marchesano

Milano. Ci sono multinazionali che delocalizzano in paesi a basso costo e multinazionali che investono in Italia, anzi nel sud Italia, per realizzare un prodotto innovativo, seppure con un aiuto pubblico. Per la gioia di milioni di appassionati della storica crema alla nocciola, il gruppo Ferrero sta attraversando un momento di particolare dinamismo e, dopo essere sbarcata in America, dove ha rilevato i dolcetti Ferrara Candy, i cioccolatini Fannie May e le barrette Nestlè, è protagonista di un nuovo progetto in Basilicata. L'iniziativa viene realizzata grazie a un accordo di programma che ha coinvolto il ministero dello Sviluppo economico, guidato da Carlo Calenda, il gruppo Invitalia di Domenico Arcuri e la Regione Basilicata presieduta da Marcello Pittella

 

Ma che cosa prevede esattamente il progetto lucano? La domanda di contratto di sviluppo è stata inoltrata dalla Ferrero Industriale Italia a Invitalia, che è il soggetto attuatore dello strumento agevolativo nazionale che consente una quota di contributo pubblico nelle regioni del Mezzogiorno a fronte del rafforzamento della struttura produttiva del paese. 

L’accordo prevede un investimento complessivo di 52,5 milioni per la “realizzazione di una innovativa linea produttiva che affiancherà le due linee esistenti ampliando il comparto dei prodotti da forno già realizzati nel sito di Balvano, in provincia di Potenza, al fine di introdurre sul mercato un nuovo prodotto (biscotto frollino farcito di Nutella), il cui nome commerciale sarà ‘Nutella Biscuits’, che verrà immesso sul mercato a conclusione dell’investimento in esame”. 

 

Il documento precisa anche che l’iniziativa della multinazionale di Alba rappresenta la fase di industrializzazione di un precedente progetto di ricerca e sviluppo, diretto allo studio di materie prime (una qualità particolare di nocciole coltivata sempre in Lucania) e che la nuova linea produttiva ingloba le tecnologie più evolute nella produzione di frollini, da un lato, e di cioccolatini, dall’altro, “proseguendo in tal modo la strategia di diversificazione già intrapresa con il lancio dei biscotti Nutella B-Ready”. 

 

L’accordo di programma è stato sottoscritto lo scorso anno (la delibera della giunta regionale che ne da attuazione è del 7 novembre 2017) ma finora nulla era trapelato probabilmente per dare alla Ferrero il tempo necessario per preparare il lancio sul mercato dei nuovi biscotti. Ma, dopo alcuni test commerciali con esito positivo condotti in Germania e Lussemburgo, il momento della commercializzazione potrebbe essere vicino. Così il gruppo di Alba fondato da Michele Ferrero, che è sempre stato molto legato all’area lucana al punto da insediarvi alcuni stabilimenti già negli Anni Ottanta, fa una nuova scommessa destinata a vivacizzare la concorrenza nel mercato dolciario. Stando alle prime immagini comparse sui siti specializzati di food, i Nutella Biscuits sembrano pensati per lanciare la sfida ai Ringo (Pavesi) e ai Baiocchi (Mulino Bianco-Barilla) alla cui forma si ispirano. 

 

Sui 52,5 milioni di investimenti previsti in Basilicata, 12,1 sono di provenienza pubblica (di cui 1,2 milioni a carico della Regione e circa 11 milioni messi a disposizione da Invitalia) con la creazione di una cinquantina di posti di lavoro diretti. A parte la grande rilevanza che questo progetto ha nel settore industriale di riferimento, oltre che per il palato di tantissimi consumatori, è significativa la decisione di un grande gruppo di puntare su una regione del Sud come la Basilicata che sta attraversando una fase particolare. Nel 2017 le esportazioni negli Stati Uniti, per la stragrande maggioranza rappresentate dagli autoveicoli prodotti dagli stabilimenti Fca di Melfi, sono calate del 16 per cento. In termini di volumi la Basilicata resta la prima regione esportatrice del Sud Italia verso il mercato americano ma questo primato rischia di essere compromesso sia dal calo di produzione che si sta registrando a Melfi per motivi di mercato sia per il contraccolpo che l’industria automotive potrebbe subire in seguito alla temuta guerra sui dazi.

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