Il doppio standard logico di Draghi sulle elezioni in Europa

Alberto Brambilla

Roma. Commentando le elezioni italiane, sollecitato dai giornalisti in conferenza stampa dopo il consiglio direttivo, il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha usato un doppio standard logico. Le elezioni hanno restituito un risultato favorevole ai partiti euroscettici, Lega e Movimento 5 stelle, che insieme hanno ottenuto intorno al 50 per cento dei consensi. Nonostante questo i mercati hanno reagito in maniera composta. Nel day after la Borsa italiana ha perso solo lo 0,5 per cento per poi recuperare. È vero che gli investitori attendono la formazione, caotica, del governo, ma è altrettanto vero che per gli analisti della maggior parte della banche e dei fondi internazionali un’alleanza eventuale tra Lega e 5 stelle sarebbe il peggiore risultato possibile. Draghi ha sfruttato la reazione dei mercati per dire che non è stata eclatante come d’altronde si è visto dopo le altre tornate elettorali europee dove i partiti euroscettici hanno guadagnato consensi: “La reazione dei mercati all'esito delle elezioni italiane è stata limitata come avvenuto in altre occasioni quando i commentatori avevano pronosticato reazioni drastiche”.

 

Le cassandre, è ormai assodato, sbagliano. Draghi si è basato sull’esperienza passata per affermare che non c’è per ora motivo di temere per l’instabilità finanziaria dovuta all’incertezza politica in Italia. Poi ha aggiunto: “Detto questo una protratta instabilità politica può impattare la fiducia che a sua svolta ha effetti su inflazione e output”.

 

È corretto? Dovessimo basarci sull’esperienza, allo stesso modo in cui Draghi si è basato sull’esperienza citando la reazione dei mercati, l’affermazione non corrisponde al recente passato europeo.

 

Nel 2017 la Spagna ha superato i trecento giorni senza un governo dopo due elezioni che non hanno assegnato la maggioranza al Partito popolare che le ha vinte entrambe e l’economia spagnola è cresciuta più del 3 per cento. L’Olanda ha superato i duecento giorni senza un governo dopo le elezioni di marzo, con un esecutivo transitorio, ma l’economia a fine anno è cresciuta al ritmo più rapido degli ultimi dieci anni del 3,1 per cento. La Germania dopo cinque mesi è riuscita a costruire una coalizione tra Cdu e Spd, entrambi hanno registrato i peggiori risultati storici alle elezioni di novembre, ma l’economia tedesca si è confermata in crescita costante chiudendo l’anno con una incremento del pil del 2,5 per cento.

 

L’esperienza dice dunque che l’instabilità protratta non è un problema per l’andamento dell’economia così come l’incertezza non è un problema per i mercati che, ormai, la considerano normale e sanno discernere le notizie negative meglio degli uomini.

 

Draghi, da capo di un’istituzione paneuropea, non ha ovviamente commentato direttamente le elezioni italiane perché, tra l’altro, il Consiglio direttivo non ha discusso di politica ma di politica monetaria, come suo compito. Draghi ha però aggiunto una rilevante particolare che fa temere per l’Italia e giustifica in parte l’affermazione secondo cui una certa condizione politica porta instabilità e di conseguenza minaccia la crescita: “In generale la sostenibilità di bilancio è tra le più elevate preoccupazioni nei paesi con alto debito”, come l’Italia che ha il secondo rapporto debito/pil più alto dell’Eurozona. Ma il modo in cui il debito verrà ridotto, anche contenendo il deficit, dipenderà dal prossimo governo e non dal fatto se un governo ci sarà o meno e per quanto tempo ci vorrà per formarlo.

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