Le guerre commerciali di Trump

Redazione

"Trade wars are good”, le guerre commerciali vanno bene, ha twittato ieri il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dopo che le cancellerie di mezzo mondo hanno reagito furiose alla sua proposta di imporre dazi sulle importazioni di metalli. Giovedì Trump ha annunciato che la prossima settimana saranno ufficializzati dazi del 25 per cento per le importazioni di acciaio e del 10 per cento per le importazioni dei prodotti in alluminio. E’ la prima mossa di una guerra commerciale che si prospettava da tempo.

 

Le prime rappresaglie, sorprendentemente, sono arrivate dall’Unione europea che, rivela Reuters, starebbe considerando dazi del 25 per cento su un mix di prodotti provenienti dagli Stati Uniti che ammontano a 2,8 miliardi di euro. Ma tutti sanno che, pur colpendo anche la Germania, l’obiettivo primario della mossa di Trump è la Cina, che per troppo tempo ha “stuprato” (Trump dixit) Washington con le sue pratiche commerciali scorrette.

 

L’ortodossia dell’establishment americano e occidentale dice da sempre che “trade wars are not good” ma nel caso della Cina il principio comincia a piegarsi. Questo dovrebbe preoccuparci. Come ha notato l’Economist con la sua copertina di questa settimana, l’occidente ha subìto una cocente delusione dalla Cina: pensava di avere trovato un discepolo da istruire nella dottrina liberale e invece si è trovato un rivale aggressivo e autoritario da contrastare. Questa settimana il New York Times notava che anche nell’establishment più paludato di Washington, quando si parla di Cina l’approccio si fa all’improvviso più duro, come se tutti sapessero che una nuova Guerra fredda, quanto meno commerciale, sarà inevitabile. Trump lo sa, e dopo aver abbaiato per mesi forse comincia a mordere.

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