Marchionne si adegua al mainstream "no diesel" e avanza l'alleanza sino-tedesca per l'Auto elettrica

Maria Carla Sicilia

Oggi il Financial Times ha scritto che il gruppo Fca potrebbe abbandonare la produzione di motori diesel nel prossimo piano industriale che verrà presentato il primo giugno. Secondo l'indiscrezione, che il gruppo guidato da Sergio Marchionne non ha voluto commentare, il cambio di rotta avverrà nel 2022 e riguarderà le automobili ma non i veicoli commerciali. Il quotidiano non dice su quali mercati sarà rivolta la nuova strategia industriale né con quali motorizzazioni sarà sostituito il diesel, ma spiega che la scelta è legata al calo delle vendite e ai costi della tecnologia per contenere le emissioni, che pesano soprattutto sulle auto dei segmenti di fascia bassa e di piccola cilindrata. Nonostante il mercato italiano, dove le immatricolazioni di auto a gasolio continuano a crescere, le vendite di veicoli diesel in Europa sono state l'8 per cento in meno nel 2017 secondo i dati di Jato Dynamics, influenzate dal dieselgate e dall'opposizione politica di alcuni paesi, fatta in parte da annunci non ancora formalizzati ma anche di divieti già pianificati. 

  

La notizia del Financial Times sembra coerente con quanto prospettato qualche mese fa da Sergio Marchionne, che terminerà il suo mandato nel 2019, quando in un'intervista a Bloomberg aveva parlato del cambiamento radicale che investe il settore dal punto di vista tecnologico, dicendo che entro il 2025 metà delle auto prodotte al mondo saranno elettrificate. Il che non esclude l'uso del diesel, che potrà essere impiegato per le automobili di cilindrata più grande e anche nei motori ibridi. Ma una svolta verso motori a batteria sembra inevitabile e impone a Fca di recuperare il ritardo rispetto agli altri produttori, già impegnati nello sviluppo delle tecnologie e nell'approvvigionamento delle materie prime come litio, cobalto e grafite. Un aspetto che preoccupa diverse case automobilistiche per via delle difficoltà di estrazione e del prezzo in salita e che per questo sono alla ricerca di contratti di fornitura di lunga durata. 

   

I mercati hanno premiato l'ipotesi del Ft e il valore delle azioni di Fca oggi è cresciuto in Borsa. Il gruppo di Marchionne è uno dei pochi produttori mondiali a non aver ancora illustrato i suoi piani sui motori elettrificati, ma per il settore automobilistico la transizione verso fonti non fossili è una sfida cruciale. Una conferma in questo senso viene anche dalla recente acquisizione del 9,7 per cento di Daimler da parte del produttore cinese Geely. Con una manovra da 7,5 miliardi – l'investimento più importante mai fatto da un'azienda cinese sul mercato automobilistico – l'imprenditore Li Shufu, proprietario di Geely, è diventato il principale azionista della casa tedesca che possiede Mercedes e Smart e ora tutti scommettono che la sua presenza porterà i tedeschi ad accelerare sull'auto elettrica. Geely ha già dato prova di qual è la sua visione della mobilità con Volvo, controllata al 100 per cento, che l'estate scorsa ha annunciato la produzione di sole vetture elettriche e ibride dal 2019, ma anche investendo nel primo car sharing completamente elettrico in Italia, Share’nGo. Con Daimler la scommessa sarà trovare l'equilibrio tra la tradizione tedesca del diesel e la svolta elettrica cinese, ma intanto l'investimento di Li Shufu sembra assecondare le ambizioni cinesi di diventare leader nel settore acquisendo le migliori tecnologie disponibili.

    

Poche settimane fa, dopo l'ultima rumorosa notizia dei test di laboratorio condotti dalle case tedesche per testare l'effetto dei gas di scarico su scimmie e persone, il presidente e ceo di Daimler aveva difeso con razionalità il gasolio: "Crediamo nel diesel, nel suo valore per l'ambiente e continueremo a sviluppare motori di questo tipo che permettono di abbattere la CO2". L'asse sino-tedesco sulla mobilità è rafforzato anche dall'annuncio di pochi giorni fa di Daimler e Baic Motor, storico partner cinese, di costruire un nuovo stabilimento da un miliardo e mezzo di euro in Cina per produrre automobili sia a batteria che endotermici a marchio Mercedes-Benz. Una mossa strategica per raggiungere il mercato cinese, primo al mondo per i veicoli elettrici.

  

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