M5s, basta austerità, servono più investimenti e meno tasse

Laura Castelli

L'Italia soffre cronicamente di bassa crescita e, almeno dai primi anni Ottanta del secolo scorso, di alto debito. Inoltre, il nostro Paese è stato ulteriormente colpito, in questi anni, da meccanismi deflattivi che derivano dalla crisi di domanda e in buona parte dagli squilibri insiti all’Unione monetaria.

 

I nostri mali incidono nella carne viva della nazione, con due emergenze che vanno risolte in via prioritaria: la bassa natalità e l’alto livello di disoccupazione, soprattutto giovanile.

 

Sul fronte delle famiglie, è fondamentale dare subito ai nuclei con uno o più figli un concreto sostegno economico che sia strutturale e che si emancipi dalla logica dei bonus estemporanei. La Francia spende oggi il 2,5% del Pil in welfare familiare, l’Italia solo l’1,5%, sotto la media europea. E’ intenzione del M5S raggiungere quantomeno il livello francese, rafforzando anche le garanzie per le madri lavoratrici di non perdere il posto di lavoro e incentivando le aziende a fare politiche di sostegno familiare.

 

Questo è un primo passo necessario, ma non sufficiente. Le giovani coppie stentano a fare figli perché spesso vivono una condizione di marginalità occupazionale: il lavoro non c’è o comunque è intermittente o precario. E per colpa del Jobs act è instabile anche quando viene considerato formalmente stabile: tanto che con le “tutele crescenti” è molto difficile farsi dare un mutuo in banca senza la garanzia dei genitori. D’altra parte è evidente a tutti che il governo Renzi ha fallito nella sua prima mission: rendere le stesse “tutele crescenti” il contratto preferito dagli imprenditori. Finiti gli incentivi contributivi, la dinamica delle assunzioni stabili si sta ormai esaurendo. Ed è lampante che, all’inizio del 2014, l’errore tecnico esiziale fu quello, commesso dal ministro Poletti, di operare la deregulation sui contratti a termine. Denunciammo già all’epoca che quel decreto avrebbe azzoppato la successiva riforma del Jobs act. Il neonato governo Renzi non ci diede ascolto: oggi i dati testimoniano in modo chiaro chi aveva ragione.

 

E’ venuto il momento, invece, di rovesciare la prospettiva e di creare occupazione di qualità rilanciando gli investimenti pubblici produttivi nei settori più promettenti e a più alto moltiplicatore. La spesa “buona” in conto capitale è la vera vittima della crisi (dall’inizio della recessione mondiale abbiamo perso circa il 25%). E nella fase di transizione, che può durare alcuni anni, le persone non possono essere lasciate sole: per questo sarà fondamentale il nostro Reddito di cittadinanza, grazie al quale chiunque potrà vivere dignitosamente, e senza parassitismi, mentre si forma e cerca lavoro.

 

Infine, c’è il problema rilevante del debito pubblico che è in continua crescita, un debito che lasciamo proprio alle future generazioni. E’ un tema gigantesco che non si può più trascurare proprio per il bene dei nostri figli. Il M5S sta lavorando ad un piano ambizioso che punta a ridurre il rapporto debito/Pil di 40 punti percentuali nel corso di due legislature.

 

Il piano parte dal presupposto che l’austerità ha fallito, perché i tagli lineari alle spese sociali e produttive hanno depresso ulteriormente il Pil, innalzando il livello del debito in rapporto alla ricchezza. Insistere sulla strada del Fiscal compact rischia di portarci alla devastazione del nostro welfare. Ciò che proponiamo, allora, è un mix intelligente di investimenti e razionalizzazione della spesa, con l’eliminazione degli sprechi e dei privilegi che va a finanziare la riduzione strutturale delle tasse. Quindi una prima fase di investimenti in settori innovativi con un fortissimo ritorno occupazionale e di crescita e una seconda fase in cui ci si avvale delle maggiori entrate per la riduzione sostanziale del debito/Pil. Solo così riusciremo a rimettere l’economia in carreggiata e ad occuparci, nello stesso momento, delle persone.

 

“Al posto degli uomini abbiamo sostituito i numeri e alla compassione nei confronti delle sofferenze umane abbiamo sostituito l’assillo dei riequilibri contabili”. Lo diceva Federico Caffè, non il M5S. Una lezione che ci sembra attuale più che mai.

  

Laura Castelli, deputata Movimento 5 stelle

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