Il 2018 sarà l'anno della “crescita sincronizzata”

Paola Peduzzi

Le parole magiche passano di bocca in bocca, leggere e potenti, c’è chi tocca ferro mentre le pronuncia, chi alza il ditino contro la spensieratezza, la favola della formica e della cicala non la ricorda più nessuno? Ma queste parole sono troppo belle, diciamole, urliamole: “Crescita sincronizzata”, che è come dire che per l’economia globale, nel 2018, le stelle si sono allineate.

 

Mike Allen, nella sua newsletter mattutina per Axios, ieri rubricava le parole magiche al primo punto, sotto al titolo “big thing”. Un fenomeno raro e affascinante si sta mostrando in tutto il globo, la crescita sincronizzata, “è molto inusuale che le economie più grandi del mondo crescano tutte insieme”, capita di rado, quando i cicli economici trovano un tempismo a livello sistemico. Molti economisti hanno iniziato a discutere, in vista del 2018, di questa convergenza virtuosa, dettata dagli enormi sforzi fatti per uscire dalla recessione del 2007-2009, dallo stimolo liberale che è arrivato dai mercati emergenti, e dal fatto che l’economia americana pur acciaccata si è rafforzata piano e con costanza, e se l’America va bene, se il motore è acceso, il sistema, il mondo, si muove.

 

Nell’ultimo trimestre, le grandi economie hanno registrato buoni tassi di crescita, il Regno Unito è in affanno per l’ovvia ragione chiamata Brexit ma non è sull’orlo del collasso, mentre anche noi italiani abbiamo il nostro segno più davanti al dato della crescita, pur se restiamo la-più-grande-preoccupazione-d’Europa per il 2018. Fareed Zakaria, commentatore della Cnn, dice che il sincrono potrebbe andare avanti anche oltre il prossimo anno, e per lui che un po’ di declino lo vede sempre e ovunque è una dichiarazione eccezionale. Il ceo di JPMorgan Chase, Jamie Dimon, proietta la magia sui prossimi anni, è il trend che s’è invertito, godiamocelo tutto. Il consigliere economico della Casa Bianca, Gary Cohn, ha detto di aspettarsi una crescita sostenuta per il prossimo anno e vede nella riforma fiscale appena approvata – la miglior cosa fatta da Donald Trump in un anno di strattoni presidenziali irrimediabili – un’occasione di rilancio economico ancora più strutturata.

 

Catastrofisti e ottimisti hanno una cosa in comune: cercano soltanto elementi che confermino le loro teorie (di questo stiamo parlando, di teorie, di stime, di previsioni) e non badano ad altro. La bolla dei pessimisti è uguale e contraria a quella degli ottimisti, entrambe possono essere letali, soprattutto in questa “stagione della volatilità” – come l’ha definita con esattezza il political editor del magazine britannico Spectator, James Forsyth – in cui tutto cambia con grande rapidità, e il contagio è immediato, e ingestibile.

 

Mentre alziamo gli occhi verso le stelle allineate, si sente in sottofondo un bisbiglio: attenzione, poi può anche andare tutto storto. Ma allora dobbiamo gioire e sperare o no? Si tratta di gestire bene le aspettative, prima di tutto: dal 2017 non ci aspettavamo nulla, e ora che siamo vivi e pure in salute ci sentiamo dei miracolati. Per il 2018 le attese sono altissime, e il rischio delusione è direttamente proporzionale, non si scappa, vale per l’economia, per la politica, per l’amore, per tutto. Però a differenza di molti accidenti che capitano nella vita, a differenza anche di quel che è accaduto nel passato, buona parte della capacità di far andare bene le cose è nelle nostre mani. La straordinarietà di questa convergenza virtuosa sta in questo: noi europei lo sappiamo bene. Per il 2018 abbiamo una serie di progetti concreti e scanditi nei vari mesi, che vanno dalla ristrutturazione della zona euro alla maggiore integrazione: le crepe si vedono già, ma lo slancio politico non è mai stato così unitario e forte (la Brexit ci ha fatto questo unico regalo finora: l’unità, e non è poco) e ci siamo anche dotati di leader al tempo stesso visionari, determinati e pragmatici, primo fra tutti il neoquarantenne Emmanuel Macron.

 

Le stelle allineate, il surge sincronizzato dell’economia, sono un fenomeno raro e fortunoso, ma l’abilità di sfruttarlo è tutta nostra. E un pochino la tigna con cui abbiamo difeso certi nostri valori ci ha anche aiutati a ritrovarci oggi qui con il naso per aria a guardare spensierati il cielo: “Non lo direste mai a leggere i giornali – scrive Mike Allen – ma il mondo è molto più pacifico di quanto sia di solito. Anche gli attacchi terroristici sono diminuiti, di una percentuale a due cifre”.

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.