L'euro spiegato a Di Maio

Redazione

Luigi Di Maio torna a minacciare l’uscita dall’euro se l’Europa non desse ascolto a un governo a 5 stelle. Si smentisce a giorni alterni a seconda di dove parla, ma è bene spiegare a lui, agli altri sovranisti, ai loro potenziali elettori, cos’è l’euro. Ancora oggi i numeri dimostrano che ha salvato dalla crisi il Portogallo, il cui spread è sceso sotto quello italiano, dopo aver fatto lo stesso con Irlanda, Spagna, e rimesso in carreggiata la Grecia. Nell’anno orribile 2011 il costo del debito portoghese era al 14 per cento, il triplo dell’Italia. Il deficit irlandese al 32 per cento. La Spagna fuori controllo: milioni di case invendute, rischio di crac bancario, 40 per cento di disoccupati. E non parliamo della Grecia del valoroso anti-euro Varoufakis. Irlanda, Portogallo, Spagna e Grecia si sono tutti salvati tenendosi stretti l’euro e l’Europa. La moneta unica è la maggior storia di successo dei nostri tempi non solo per la comune disciplina di bilancio, ma perché è l’espressione di un’area sociale, economica, di libera circolazione per persone, merci, idee, cultura. La Grecia ha visto il baratro quando un referendum à la Di Maio votò il ritorno alla dracma, poi sconfessato da Tsipras. La Francia ha umiliato il lepenismo del ritorno al franco. La Catalogna ha messo in fuga aziende, capitali, turismo, poiché i suoi sovranisti non sapevano che staccandosi da Madrid perdevano l’euro. Sono i fatti, non l’oscurantismo furbastro, che dicono che l’euro ha creato in 14 anni l’area più prospera, stabile e libera del mondo. Neppure un grillino può millantare che solo loro abbiano il dogma della verità e 340 milioni di europei siano vittime dei soliti complotti. Lasciare l’euro per scialacquare in deficit vuol dire essere “liberi”. Ma liberi di fallire, e senza rete di salvataggio.

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.