L'esca dell'Italia per investitori e mecenati esteri è il suo appeal

Alberto Brambilla

Roma. Attraverso un provvedimento in legge di Bilancio, il governo ha creato la piattaforma online “Investor Visa for Italy” che consente una procedura online e accelerata per ricchi cittadini esteri interessati a investire in Italia e viverci per due anni almeno. “Il visto per investitori – ha detto il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda presentando l’iniziativa – rappresenta un nuovo tassello della strategia per il rinnovamento competitivo e un impegno finalizzato a rendere il nostro paese un luogo più attrattivo per capitali, idee e talenti internazionali”. Benché la ripresa economica sia più intensa delle aspettative del governo italiano e sia destinata a continuare in Eurozona a ritmi paragonabili con gli Stati Uniti, la consistenza degli investimenti diretti esteri in Italia in percentuale sul pil è meno della metà dei livelli di Francia, Germania, Regno Unito e Spagna, dice Istat.

   

Il programma è rivolto ai cittadini di paesi non membri dell’Unione europea che si impegnano a effettuare un investimento stabile pari ad almeno 2 milioni di euro in titoli di Stato, 1 milione di euro in quote o azioni di società di capitali costituite e operanti in Italia (500 mila euro nel caso si tratti di startup innovative), oppure una donazione di almeno 1 milione di euro a sostegno di un progetto filantropico in settori quali cultura, istruzione, gestione dell’immigrazione, ricerca scientifica, recupero di beni culturali e paesaggistici. “Con questo strumento vogliamo giocare all’attacco – ha detto in conferenza stampa Stefano Firpo, direttore generale del ministero dello Sviluppo economico – per attrarre investitori e persone facoltose che vogliono stare in un paese bello e interessante come il nostro”. L’anno scorso sono stati richiesti circa 200 mila visti per viaggi d’affari in Italia. C’è però una sostanziale differenza tra Milano, città dei denari e della Borsa, e Roma, città delle istituzioni politiche e con il patrimonio artistico più importante. Secondo una ricerca Uvet, fornitore di servizi per viaggi business e tempo libero, che monitora i viaggi d’affari delle aziende clienti italiane ed estere, Milano è la principale destinazione con il 35 per cento dei viaggi. Roma evidenziava un calo di quasi tre punti percentuali nel flusso, dal 31,1 al 28,4 per cento.

  

L’obiettivo dichiarato del ministero è quello di riuscire ad attirare mecenati, personaggi facoltosi, che siano disponibili a interessarsi alla filantropia e alla cura del patrimonio artistico e passare un periodo in Italia. L’esca della “grande bellezza” non è l’unica: l’Italia può essere un riparo dal fisco di casa propria che può diventare più aggressivo verso i cittadini più affluenti. A chi intende trasferire la residenza fiscale viene offerta dal marzo scorso un’imposta sostitutiva sui redditi prodotti all’estero con una tariffa forfettaria di 100 mila euro; modello mutuato da Regno Unito e Svizzera. Alla valutazione delle richieste è deputato un comitato composto da rappresentanti di sette istituzioni – ministero dello Sviluppo, Affari esteri e dell’Interno, Banca d’Italia, Guardia di Finanza, Agenzia delle Entrate e Istituto per il commercio estero (il ministero dei Beni culturali e il ministero dell’Istruzione rientrano in caso si tratti di donazioni). Il vaglio comprende anche controlli del ministero dell’Intero in coordinamento con l’intelligence per valutare posizioni dubbie o criminali e anche controlli con l’Unità di informazione finanziaria di Banca d’Italia. Viste vicende passate in cui sono stati accettati come possibili acquirenti di industrie rilevanti dei personaggi di dubbia fama – il caso di Khaled al Habahbeh alle acciaierie di Piombino – può essere una garanzia. Si trattava di una procedura di gara pubblica per una società in amministrazione straordinaria in quel caso, ma una valutazione degli investitori privati può servire a contenere la smania di avventurieri che si mascherano da “cavalieri bianchi”. 

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