I danni del protezionismo, spiegati con i Baci Perugina

Redazione

Il Wall Street Journal affronta in un approfondito articolo uno dei temi più caldi degli ultimi anni: “L'area di libero scambio più ambiziosa del mondo”, sostiene “si sta scontrando con un'ondata di nazionalismo economico”. Gli ostacoli commerciali aumentano i costi per le nuove imprese e per chi è intenzionato ad aprirle, interrompono le catene di approvvigionamento transfrontaliere e scoraggiano gli investimenti multinazionali. 

    

“A volte, misure locali adottate ingenuamente creano molte conseguenze indesiderate”, ha dichiarato al quotidiano finanziario americano Marco Settembri, amministratore delegato di Nestlé in Europa, Medio oriente e nord Africa. Il ceo si è detto preoccupato per il fatto che i leader politici europei diano ormai per scontato il mercato unico e che nuove barriere stiano ribaltando una generazione di passi verso la liberalizzazione degli scambi e spingendo i paesi membri più lontano da un mercato comune ben funzionante. Nestlé produce anche i Baci, i cioccolatini alla nocciola creati nel 1922 a Perugia. “Ora che l'Italia ha messo fuori legge le tanto ambite parole ‘Made in Italy’ da qualsiasi prodotto alimentare che contenga ingredienti d’importazione, i Baci non possono essere etichettati come italiani perché il loro cacao proviene dall'Africa”, mentre in tutto il resto d'Europa “sono ancora commercializzati come ‘i veri cioccolatini italiani’”, spiega il Wsj.

   

Più mercato meno mercantilismo

Come fa il signor Mauguin a vedere una perdita nazionale dove c'è profitto? Assurdità del protezionismo

   

Secondo Valentina Pop, che firma l’articolo, “l'Unione europea ha superato una serie di crisi recenti in modo più efficace di quanto gli ottimisti non avessero previsto un anno fa. Una crisi del debito, una migratoria, la decisione del Regno Unito di lasciare il blocco e la popolarità dei politici anti europeisti finora hanno solo ammaccato l'Ue”. In molti sensi, tuttavia, “il mercato unico rimane un work in progress, anche perché le normative nazionali variano da paese a paese. Non tutte le norme dell'Unione sono tradotte in leggi nazionali, alcune regole possono essere interpretate in modo diverso e le norme dell'Ue sul mercato unico sono applicate meno rigorosamente delle regole sulla concorrenza”.

   

Per capire bene di cosa stiamo parlando conviene partire dai dati. La creazione del mercato unico nel 1993 ha revocato le restrizioni e avviato l'armonizzazione delle norme e degli standard dei prodotti. Anche se molti europei si sono lamentati di alcune regole europee che sono sembrate arbitrarie, il commercio e il trasporto aereo sono aumentati rapidamente. Nel 2008 il commercio intra-Ue è salito a circa il 20 per cento del prodotto interno lordo della zona euro rispetto al 14 per cento del 1995, secondo i dati dell’Eurostat, l'agenzia statistica dell'Unione.

    

Eppure molti elettori temono che il libero scambio stia mettendo a repentaglio le aziende e i posti di lavoro nazionali. Queste preoccupazioni sono sempre più sfruttate dai politici populisti che propongono forme drastiche di nazionalismo economico. Forze che hanno avuto la strada spianata negli anni della crisi, sostiene il Wsj, ma che si sono mantenute in sella “anche ora che l'eurozona si sta avvicinando al suo tasso di crescita economica annuale più veloce da un decennio”. E persino leader moderati – tra cui un esponente liberale della gauche francese come il presidente Emmanuel Macron – sostengono politiche di stampo protezionista. 

    

Infografica via Wall Street Journal

 

A luglio, Macron ha nazionalizzato i cantieri navali francesi Stx piuttosto che affidarne il controllo all’italiana Fincantieri. E si è giustificato citando quello che ha definito “interesse nazionale”. L'acquisizione è andata avanti tre mesi più tardi, dopo che Macron ha ottenuto insolite garanzie su occupazione, indotto e interessi strategici per Parigi. Il presidente francese, ricorda il Wsj, sostiene anche la necessità di limitare la durata dei contratti dei lavoratori distaccati provenienti da paesi come la Polonia e la Romania. Inoltre “una regola francese di etichettatura dei prodotti alimentari scritta da Macron quando era ministro dell'Economia ha demolito le importazioni di latte proveniente da Belgio, Svezia e Germania”. Le esportazioni belghe di latte confezionato in Francia sono diminuite del 24 per cento nella prima metà del 2017 rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso e alla fine di settembre, le esportazioni di prodotti caseari svedesi sono calate del 25 per cento. Insomma, quella francese è una barriera che "ci riporta indietro di 25 anni, prima della creazione del mercato unico, secondo Renaat Debergh, presidente della Belgian Milk Federation.

     

In Italia una battaglia di questo stampo l’ha intrapresa Coldiretti: la principale associazione agricola italiana sostiene quella che è stata definita la “guerra del grano”. Un assedio del grano straniero al genuino prodotto nostrano. Eppure, come ha spiegato al Foglio Riccardo Felicetti, presidente Aidepi, l’associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane: “Si tratta di regole europee a cui tutti ci dobbiamo adeguare”. Siccome il grano duro italiano non è sempre il migliore – le semole più pregiate, sostiene l’Aidepi, derivano dalla miscelazione di quello nazionale ed estero – per fare una buona pasta è indispensabile anche il grano estero, più proteico. Mentre in Germania una dinamica simile riguarda i rubinetti: nell'industria idraulica, il mercato unico ha offerto la possibilità di vendere qualsiasi rubinetto approvato in un paese dell'Ue in tutta l’eurozona. Sempre più spesso, tuttavia, i produttori stanno lottando con i requisiti paese per paese. Ad aprile, la Germania ha richiesto che i prodotti idraulici contengano solo le leghe autorizzate dal governo tedesco. Il cambiamento normativo ha messo fine ad anni di reciproco riconoscimento delle approvazioni da parte dei paesi nordici e della Germania. Costa fino a 70.000 euro testare ogni prodotto per il mercato tedesco. “Quando hai da 300 a 400 prodotti, diventa molto costoso”, ha spiegato al Wsj Ole Sander, amministratore delegato della danese FM Mattsson Mora Group AB.

   

Il mercato unico europeo è “uno dei più grandi e attraenti del mondo”, spiega al Wsj Susan Danger, presidente di AmCham Ue, gruppo commerciale che rappresenta gli affari americani in Europa, e stima che un'ulteriore integrazione economica all'interno dell'Europa potrebbe aggiungere più del mezzo punto percentuale al Pil, creando 1,3 milioni di posti di lavoro. Ma dati gli umori attuali, potremmo non raggiungerlo mai.

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