Chiudete la commissione del folklore bancario

Redazione

E’preoccupante immaginare che la commissione d’inchiesta sulla crisi bancaria possa continuare a lavorare oltre la sua naturale scadenza a fine legislatura: sta risultando un gioco a perdere per la reputazione dei protagonisti. Il presidente Pier Ferdinando Casini non la voleva, poi s’è dato la missione di evitare una deriva demagogica, ma la situazione è sfuggita. Sono convocati banchieri sotto inchiesta giudiziaria (Zonin di Pop. Vicenza e Consoli di Veneto Banca) e i verbali verranno resi pubblici, cosa che Casini voleva evitare; talmente amareggiato ha avuto la tentazione di lasciare l’incarico. A scapito di un’analisi puntuale c’è l’intenzione di tornare a parlare del “grande complotto” dello spread del 2011 convocando l’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Operazione – dietro la quale si cela un maldestro tentativo di chiamare in causa Mario Draghi – del tutto superflua ai  fini di “valutare gli effetti sul sistema bancario italiano della crisi finanziaria globale”, come da mandato.

 

La lotta politica sta poi prendendo direzioni labirintiche. Il Pd di Matteo Renzi voleva distogliere l’attenzione da Banca Etruria e rigettarla su Mps legata a Massimo D’Alema. Invece Etruria fa ancora titolo sui media proprio mentre gli ex vertici di Mps vengono assolti in appello per ostacolo alla Vigilanza, creando imbarazzi a Banca d’Italia che sosteneva di essere stata tenuta all’oscuro dell’operazione di swap Alexandria. La reputazione di Banca d’Italia esce sì malconcia dalla cronaca e dalla commissione, che sentirà il governatore Ignazio Visco il 19 dicembre. In Borsa invece i titoli bancari respirano dopo la posticipazione del temuto aggiornamento di Basilea III. Dai mercati la commissione è stata trattata per quello che è: una manifestazione di folklore.

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