Tajani alza la voce su Kyiv e sfida Salvini

Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

Immagine di Tajani alza la voce su Kyiv e sfida Salvini

Matteo Salvini e Antonio Tajani (Ansa/Fabio Frustaci)

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Antonio Tajani protagonista imprevisto di questa giornata politica, grazie al richiamo all’impegno governativo in favore dell’Ucraina, espresso in piena convinzione e con fondamento nelle relazioni europee dell’Italia. Richiamo necessario, dopo la provocazione di Matteo Salvini sullo stop agli aiuti all’Ucraina. L’urlo oggettivamente putiniano di Salvini ha chiuso il congresso della decadenza, con la evidente prevalenza della cultura antieuropea e dello schieramento favorevole a Putin. Giorgia Meloni, dalla guida del governo, non poteva esagerare nei toni del richiamo a un socio fondamentale della maggioranza e l’intervento di Tajani si è inserito alla perfezione.
Nelle stesse ore si registrava un’uscita di rilievo dal gruppo leghista a favore di quello di Forza Italia, con Simonetta Matone, ex magistrata, con una storia politica interessante all’interno della Lega, ad annunciare pubblicamente il suo cambio di partito. La sfida tra Lega e Forza Italia sarà uno dei motivi di interesse delle prossime elezioni e in, caso di nuova vittoria del centrodestra, sarà uno dei nodi in vista della formazione del governo 

Le tre "cose" principali

Fatto #1
L’impressione è che la Russia, con il suo sballottato esercito, non stia neanche proprio combattendo al fronte ucraino. Ci sono gli attacchi terroristici su Kyiv e altre città, c’è il tentativo di distruggere parti della rete energetica in Ucraina, c’è la guerra ibrida e i colpi contro le navi mercantili, ma non c’è un’offensiva militare in vista né se ne vede la possibilità, tranne per alcune piccole operazioni, ma costose in termini di perdite umane, utili solo a fare una foto con una bandiera in località che poi non vengono davvero conquistate. Tutta roba che serve a tranquillizzare Putin (forse) sulla situazione della guerra e a preparare la trattativa in caso di pace da una posizione più forte 
Fatto #2
Il messaggio più potente che arriva dalla vittoria della lista animata da giovani e studenti in Serbia riguarda proprio il cuore della democrazia e dello stato di diritto, perché fa vedere che, anche tra tensioni storiche terribili, si può cambiare il governo in carica in modo pacifico. Il punto è lì e non è tanto nei programmi, forse ancora confusi, dei vincitori. La vittoria elettorale di Volodymyr Zelensky fece esplodere la rabbia e la paura di Putin perché mostrava lo stesso sviluppo democratico, e anche nel suo caso non era certo il programma politico (mix di populismo e di improvvisazione) a contare, ma era l’esaltazione del meccanismo dell’alternanza democratica 
Fatto #3
Roberto Speranza davanti a una commissione senza molto senso, in cui si vorrebbe fare il processo a scelte sanitarie logiche, quasi obbligate, condivise con gli altri paesi colpiti dalla pandemia. Davvero, per la maggioranza ci sarebbe una montagna di altri argomenti per conquistare consenso e differenziarsi dal centrosinistra, e invece si va a cadere sul maledetto Covid e sulle decisioni forzate dalla situazione e dalla prudenza, il tutto con un retrogusto novax. Una cosa proprio sbagliata e incoerente con i piani di una maggioranza intenzionata a fare la prossima campagna elettorale nel segno della continuità, della serietà, dell’affidabilità

Oggi in pillole

  • Tra qualche giorno in Usa sarà la stessa solfa, mentre già cominciano i tentativi legali di intimidire elettori e corti giudiziarie
  • Il gigante Anthropic si prepara alla quotazione e fa sapere di aver avuto perdite per 80 miliardi di dollari 
  • In Israele potrebbero uscire le larghe intese dalle urne, tenendo ferma la base della strategia militare