A Roma si costruirà un termovalorizzatore. E l'Italia cerca il gas in Africa

Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi
20 APR 22
Ultimo aggiornamento: 16:30
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Attenzione, attenzione. Questo può sembrare un piccolo fatto locale e poi con quello che succede nel mondo potrebbe sembrare davvero nulla. Eppure c'è un filo lunghissimo e sottile a legare questa piccola rivoluzione romana con la resistenza ucraina. Il fatto, dirompente, è questo: il sindaco Roberto Gualtieri ha detto in pubblico e solennemente che a Roma si costruirà un termovalorizzatore. E che sarà a gestione pubblica ma con contributo tecnico di privati. Lo ha detto rivelando ciò che tutti sapevano ma nessuno osava affermare e cioè che nella capitale manca da decenni una programmazione decente del ciclo dei rifiuti e che bisogna arrivare allo zero in discarica. A Roma questo, a qualunque tradizione politica si guardi, rappresenta un atto di totale rottura, una nuova epoca. E c'è tanta politica.

I grillini furono il partito del no, detto col solito disprezzo irridente, ai termovalorizzatori. Per loro fu un punto fondativo. Con il primo sindaco eletto, Federico Pizzarotti, oggetto di intimazione a lasciare l'incarico se non avesse chiuso il termovalorizzatore di Parma. Finì che Pizzarotti lasciò il movimento e lasciò in attività l'impianto. A Roma la storia del no a tutto nella gestione dei rifiuti (con l'effetto di far prosperare la più grande discarica d'Europa) parte dagli anni Settanta, con le giunte di sinistra, e arriva fino a Nicola Zingaretti. Il passo di Gualtieri rompe col passato e col presente, è davvero qualcosa di coraggioso. Poi c'è l'energia. Il termovalorizzatore ne produce in buona quantità. L'Italia si è data l'obiettivo di una rilevante quota nazionale da biodigestori e termovalorizzatori. Roma potrà aiutare. E forse certa propaganda del no a tutto questa volta si fermerà, perché avere Vladimir Putin dalla propria parte non aiuta. Perché il gas russo è stato anche aiutato dalla mancanza pervicace di soluzioni alternative. I no agli impianti di smaltimento e trasformazione in energia erano molto simili a dei niet.

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