Di cosa parlare stasera a cena
Versailles rafforza l'Ue. In Ucraina Putin bombarda gli aeroporti
Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

Da sinistra a destra: Charles Michel, Emmanuel Macron e Mario Draghi (Foto: Epa/Sarag Meyssonier/Pool)
Dicevamo sere fa che c’è più Europa politica ed economica visibile sotto i nostri occhi e che, però, ne serve ancora di più. L’incontro di Versailles, che il Foglio ha collegato a un precedente intervento pubblico di Emmanuel Macron (in cui fissava come obiettivi europei la cooperazione per la sicurezza militare e strategica assieme a quella economica) è servito a rafforzare la convergenza e l’operatività dell’Ue.
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Le tre "cose" principali:
Fatto #1: Ma, dopo i primi imbarazzanti e confusionari errori e dietrofront sul trasferimento di aerei da caccia polacchi (o comunque europei) agli ucraini, si sta finalmente rimediando? Perché lasciar combattere, senza che si dia un sostegno maggiore delle sole sanzioni, una guerra sproporzionata in un paese aspirante all’Ue e strategicamente importante per la nostra sicurezza non avrebbe senso. Forse per gli aerei qualcosa si sta sbloccando. Ma la mossa preventiva è quella dell’esercito russo. Il bombardamento degli aeroporti nell’ovest dell’Ucraina serve proprio a impedirne l’uso in caso di arrivo di nuovi aerei da combattimento.
Per Foreign Affairs comunque mandare armi è la peggiore idea possibile eccezion fatta per tutte quelle sperimentate finora.
Fatto #3: un ripescaggio, da Famiglia Cristiana, sui soldati di leva russi.
Mentre arrivano i siriani, insomma, non proprio di loro volontà, a aiutare gli invasori russi e anche i soldati della Repubblica centrafricana (stato molto influenzato dalla Russia, in una forma neocoloniale su cui poco si sente sollevare l’indignazione generale)
Mentre arrivano i siriani, insomma, non proprio di loro volontà, a aiutare gli invasori russi e anche i soldati della Repubblica centrafricana (stato molto influenzato dalla Russia, in una forma neocoloniale su cui poco si sente sollevare l’indignazione generale)