Il ruolo di Di Maio e Salvini nel draghismo presente

Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi
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1 MAR 22
Ultimo aggiornamento: 12:03 PM
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Foto: Ansa

Sì, già ieri cenavamo parlando del draghismo futuro, o meglio dei partiti che se lo potrebbero intestare, anche con un occhio al voto del 2023. Il Foglio ci riporta al draghismo presente, intanto chiedendo di esserne interprete, non sempre accomodante, allo stesso presidente del Consiglio, e poi cercando di sollevare la questione dell'agenda e del metodo Draghi tra i partiti della maggioranza di governo.
È un modo per arrivare anche a leggere cosa succede nei partiti tra fermenti, divisioni e minacce di resa dei conti. Perché il lavoro su un'agenda pragmatica, in tempi definiti, per dare una ragionevole possibilità di esito positivo ai progetti europei e alle riforme italiane necessarie, cioè il draghismo, funziona come un reagente molto sensibile, in grado di rivelare il tasso di cialtroneria anche in minima presenza. Quel lavoro è cominciato. Per evitare di risultare positivi al reagente sono soprattutto Matteo Salvini, Luigi Di Maio e i centristi a essere chiamati all'esame. La possibilità stavolta la hanno, anche perché i residui ideologici o di schieramento di cui dovrebbero disfarsi sono davvero pochi o privi di energia. Non c'è nulla di forte o di radicato che li tiene legati al loro passato. E il momento è propizio. Poi, il gusto di lasciare delusi o contrariati certi ex compagni, interessati, di strada, sarebbe straordinario
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